La Divina Commedia — Purgatorio, Canto I

Dante Alighieri

Original language · as published

Per correr migliori acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno, che lascia dietro a sé mar si crudele; sí che non tema naufragar per segno di bon tempo il mio basso legno.

Ma già volgeva il mio disiro e 'l vello, sí che a ritornar prendea le vie per dove lasciai la ferma pelle: e poscia, come persona quae piange e dice, "O anima cortese," incominciai, "se ben, come par, per tempo onesta e rassegnata fosti;" e poi: "Deh, quando vedrai dottrina nova e mirabil cosa, fa' ch'io sappia."

Non era ancora il sol giunto ancor all'arco onde 'l morto mar si rischiara, quand'io uscii fuor dell'ombra e fui sul lito, e vidi gente in parte che sempre avea l'aspetto de la vita: e parvemi ch'altri gridasse: "Alleluia", e l'altro rispondesse "Alleluia" pur, cantando insieme; e un vecchio, che parea, non tanto per l'età, quanto per la reverenza, avea con sé un altro giovine, e dicea: "Di' a lor: Questi che vien, di quale banda è?"

«O tu che vai, che fai sì poco onore a te e a quella donna a cui tra poco devi tornar» dicean quei. «Non temere», rispuos'io, «ch'io non men naturlmente parmi esser che nel primo tratto non mi fui perso, e però seguiro 'l corso mio; ma dimmi tu, se sai, perché così è di quella gente fatta: par ch'ella abbia nome di letizia e mostra ancor dolore».

Poscia ch'io ebbi udito quel parlar, e intesi che tanta gente era qui, guardai torno per veder chi fosse: e poscia alzai gli occhi e vidi in terra una donna seduta, chiara e bella, che d'ogne altro splendea, e avea le vesti bianche, e la faccia di gentilissim'aspetto; e come donna che conosce ogni latino, ella parlava a loro e dicea: «O voi, che lasciate la speranza dell'altezza, tornate a questa riva e fate penitenza».