Decameron, giornata IV novella 5 (Lisabetta da Messina e il vaso di basilico)

Giovanni Boccaccio

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Erano in una città di Sicilia certi tre fratelli, della famiglia de' Donati, ricchi, potenti e di nobili condizioni; e perciò non volevano contraddirsi infra loro nell'animo, né accordarsi a far bene alcuno senza che tutti e tre ne fossero informati; e avendo tutti e tre gusto di magnificenza e di superfluità, fecero compiere gran casa e ricche stanze, e ripieni d'ori, d'argenti e di quelle cose che erano in uso tra i ricchi, mostrando in ogni parte segni e figure di gran ricchezza.

Avevano questi tre fratelli di servitù molti huomini e donne; tra i quali era un giovanetto bellissimo e di buona conversazione, e molti gli dimostravano amore, e più che altri una giovane donna, chiamata Lisabetta. Ella era di famiglia discreta e nobile, e di molta bellezza; e questa giovinetta fu in breve tempo così fatta oggetto dell'amore del giovane, che tra loro nacque amore e affetto reciproco, e l'uno e l'altra, con soavi parole e dolci promesse, si diedero cuore a cuore.

Ma come succede nelle novelle, i tre fratelli, per quel loro orgoglio e per la brama di far partito, non vollero che la loro sorella stesse in compagnia del giovanetto; e perché non parve loro conveniente che la loro sorella patisse amore o avesse fidanzato, fecero assassinare il giovane da due loro scellerati, e lo nascosero sotto una grossa pietra in un giardino, e non vollero che la cosa fosse mai palesata.

La Povera Lisabetta, non sapendo chi fosse il reo, né perché mancasse il suo amore, ne andò disperando, e piangeva di continuo; e per sanare il suo dolore prese un vaso, e vi mise della terra sottile, e vi piantò dentro una pianta di basilico, e ogni giorno la bagnava con le proprie lacrime; tanto che la pianta crebbe ed ebbe un odorato e una grazia che pareva maravigliosa, perché nulla altro la nutriva che quelle sue lacrime.

I fratelli, che vedevano la cosa, se ne meravigliarono e la vollero sapere, e Lisabetta, sotto il segreto dello amore e del dolore, non poteva confessare, e perciò più si rattristava; e avendo i fratelli inteso ch'ella avea coltivato il vaso, lo tolsero e lo portarono nel loro palazzo, e lo misero in una camera appartata, dove non fosse visibile a lei; pensando che così si potesse mitigare il suo dolore.

Ma la pianta di basilico avea tanta forza e tanta memoria delle cure di Lisabetta, che ella non poteva viver senza quella sua mansarda fragrante; e perciò ogni notte, a tempo che i fratelli erano intesi nel sonno, Lisabetta si leva e va a visitar il vaso, e con le proprie lacrime lo bagnava e parlava al suo amore come fosse lui presente; e spesso gli diceva parole sì malinconiche, che facevan piangere chiunque l'udisse.

Questa usanza durò molto tempo; ma i fratelli, ardendo sempre più di sospetto, non potendone più, scoprirono una notte che Lisabetta andava al vaso; e per dolersi e per vendicarsi della sua dolcezza e del suo segreto amore, la continuarono a tenere più stretta, e tolsero il vaso e lo portarono al più alto luogo del palazzo, e lo misero vicino a una finestra aperta, dove il caldo del sole e il vento gli fosse dannoso.

La povera Lisabetta, vedendo tolto il suo basilico e posto in quel luogo, ne fu così angosciata e maravigliata che quasi perdette i sensi; e la pianta per tal modo si asciugò e quasi morì. Ella, per non essere veduta, non poté più irrigarla con le sue lacrime, e la pianta avendo perduta ogni virtù, fu in pochi giorni disfatta.

Fu così che uno dei fratelli, per punire il giudizio degli occhi e la colpa del cuore, scopri il corpo del giovane nascosto sotto la pietra, e lo tolse e lo portò in una camera, e lo lasciò lì; e la timida Lisabetta, essendone notata e conoscendo chi fusse il morto, prese il capo del giovane, e lo nascose, e per non palesarsi agli occhi de' fratelli, lo mise in secreto, e lo portò in quella camera dove avea il vaso, e lo seppellì segretamente sotto il letto; poi lo tolse e lo mise in una urna di terracotta, e pose sopra di essa la sua pianta d'essenza di basilico, e in quella urna conservò il capo del suo amante, e ogni notte lo baciava e lo bagnava di lacrime.

Finalmente i fratelli, avendo conosciuto il segreto, più per crueldà che per altro morirono di dispiacere della vergogna, e Lisabetta, dopo molti dolori, cadde malata e morì anch'ella; e la gente della città, saputo l'accaduto, si meravigliò di tanta passione che avesse potuto spingere una donna a tanto affetto e sacrificio.