Don Abbondio non sapeva come arrivare a persuadersi che quelle faccende (le minacce della Monaca di Monza e l'intervento del signorotto locale) fossero finite in modo così fortunato. I bravi, i quali non erano riusciti a persuaderlo a concedere il matrimonio, si erano ritirati; e lui, rimasto padrone della sua casa e della sua coscienza, si trovava in preda a un misto di sollievo e di colpevole irritazione contro sé medesimo. Non ostante, non gli veniva meno quel continuo timore di aver detto o fatto una qualche cosa di cui un giorno gli potesse venir fatto un processo; e così, fuor di misura, si rimproverava tutto il suo passato e temeva il futuro come fosse già presente.
La povera gente del paese, che aveva saputo, come tutto si sa nei piccoli luoghi, il motivo reale del rinvio, non seppe tener il segreto; e ciò che era cominciato come un pettegolezzo, crebbe, tutto insieme, in sospetto e in condanna di Don Abbondio. Anche don Ferrante, il curato del luogo, il quale sapeva a suo modo quella storia, ne parlò male; ma, com'è naturale, con discrezione e qualche riserva pel collega. Però la sorte di Renzo e Lucia cominciò a esser messa in brutta luce; e la giovinetta fu veduta come colpevole, perché aveva disposto a nozze contro le folgorazioni di un padrone potente.
Lucia, intanto, non viveva che di quel ricordo della promessa, e la sera, quando il sole andava calando, gli occhi suoi si volgevano verso quei monti ch'ella sapeva esser l'esterna via di quel cuore che le era tornato caro. La memoria di quel giorno, con tutte le sue commozioni, le tornava sempre innanzi come uno spettacolo appena passato; e al pensiero di quel passo terreno che l'aveva separata per un momento dall'amato, ella sentiva un dolore che le stringeva il petto e le faceva venir le lagrime agli occhi; ma insieme avvertiva anche una sorta di dolcezza, come chi serba nell'animo un affetto che la fede tiene in qualche modo santificato.
Il momento del commiato fu quello che più le restò impresso nella fantasia: quel tragitto che conduceva agli sbocchi dei monti, quella vista delle valli, quel silenzio rotto dallo stormire dei boschi, tutto parve a Lucia come un addio solenne e religioso. Ella stette alquanto lontana, come occultandosi agli sguardi, e guardò per l'ultima volta; e quando i monti si persero alla vista, sentì venir meno a un tratto tutto il vigore del dolore ed ebbe bisogno di sostegno. Allora trovò conforto nei voti e nelle preghiere; e il suo cuore, benché ancora travagliato, si acquietò nella speranza che il tempo avrebbe riportato il tanto desiderato ricongiungimento.
Renzo, d'altra parte, combattuto anch'egli fra la speranza e la disperazione, era certo di voler partire e di non potere più restare: il bisogno di vedere ch'ella fosse al sicuro o almeno di avere qualche lume sulla sorte di lei lo spingeva fuori di sé. Egli sentiva anche il peso della colpa di Don Abbondio, e quella coscienza lo faceva più impaziente. Non aveva mezzi né forza per mutare le cose, ma la passione che lo animava lo rendeva pronto a qualunque impresa pur di ottenere un segno della volontà di Dio su quella unione sospesa.
Nel paese, intanto, cominciarono a diffondersi diverse opinioni sulla condotta di Don Abbondio; alcuni lo compativano per la sua debolezza, altri lo biasimavano per la sua vigliaccheria. Voci si levarono che avrebbero voluto chiamare a rendere conto i bravi; ma tutto fu presto placato dalla stanchezza e dall'indifferenza. La vita quotidiana riassunse i suoi antichi ritmi; e per Lucia e Renzo il tempo fu un nemico e un consolatore, che da un lato ritardava la promessa, e dall'altro dava luogo a qualche riflessione e a qualche rassegnazione.
È naturale, dice il narratore, che in simili circostanze le anime semplici si rivolgano con maggior fervore alla fede: Lucia, nella sua innocenza, trovò nel ricorso alla Madonna e alle preghiere un sostegno che le pesava meno della sola forza umana. E Don Abbondio, malgrado ogni sua debolezza, si raccomandò anch'egli alla misericordia di Dio, temendo che i suoi errori non gli fossero perdonati. Questa fiducia religiosa, benché spesso confusa e mescolata a timori, è quel balsamo che attenua il dolore umano e prepara all'azione di Dio nei cuori.