1. La Sapienza poetica è la più antica delle scienze umane; perché nacque da primo principio dell'umana natura, cioè dall'immaginazione che fu primo organo dell'ingegno de' primitivi uomini, e fu per essi sovente legge, e religione, e sapienza. L'immaginazione istituì le favole, e le favole formarono i miti de' popoli, e i miti furono interpretati per i sacerdoti, i quali, leggendo i simboli, diedero ai loro concittadini le prime dottrine della sapienza, ovvero le prime regole per governare la vita civile.
2. Gli uomini primitivi non conoscevano le astrazioni; e per conseguenza non potevano ragionare secondo le universali idee, ma sentivano per immagini; e queste immagini, vivificate dalla paura e dall'amore, formarono le leggi, le istituzioni e i riti. Così la favola, che è composizione immaginativa, fu la prima lingua de' popoli e la prima scienza, perché in essa erano racchiuse e tramandate le cognizioni essenziali per la conservazione civile.
3. Il poeta fu il primo legislator civile; e perciò la sapienza poetica contiene le ragioni fondamentali della società. Il sacerdote spiegò i miti, e il popolo li osservò; nascevano così le consuetudini, e le consuetudini, confermate dal tempo, divennero diritto. I poemi antichi non sono mere fictioni, ma codici di istituzioni sepolte sotto la forma della favola, e per studiarli bisogna rileggere le immagini più che le parole.
4. La lingua dei popoli antichi fu piena di metafore e di metafore sacre; e queste metafore non sono arbitrarie, ma rispondono a verità naturali e morali. Gli antichi attribuivano gli attributi degli dèi ai fenomeni della natura e dell'animo umano, e così il linguaggio religioso divenne il linguaggio politico. Di qui si trae la regola che per intendere gli antichi bisogna penetrar le immagini rituali, e non tradurle con concetti moderni e astratti.
5. Dobbiamo considerare che le istituzioni politiche hanno una origine poetica, perché furono simbolicamente rappresentate e cimentate nei riti; e per quanto gli uomini si sforzino di far discendere le leggi da principî razionali, la loro storia prova sempre l'opposto: prima fu la simbologia, e poi la ragione che, nascente dall'abitudine, giustificò ciò che già sussisteva. La scienza nuova dunque deve sapersi muovere tra le immagini e i fatti, e non soltanto tra le astrazioni.
6. La distinzione tra sapienza poetica e sapienza razionale è essenziale per comprendere la civiltà degli antichi. La sapienza poetica è pratica e generatrice, e serve a formare le prime strutture sociali; la sapienza razionale è riflessiva e deriva da questa, ordinandone e scientificandone i prodotti. Pertanto l'arte del legislatore primitivo è un'arte poetica, perché egli modella l'immaginazione collettiva e istituisce i simboli che reggeranno la vita comune.
7. Finalmente, considerando la natura ciclica delle nazioni e dei costumi, vediamo che la sapienza poetica si rinnova ad ogni principio di nuova civiltà: quando un popolo ritorna allo stato di semplice immaginazione, ritornano i miti, i riti, e con essi la poesia che educa. La conoscenza di questi processi è il campo proprio della Scienza Nuova, la quale non pretende di essere pura metafisica, ma una storia ragionata delle origini e delle trasformazioni dell'umana famiglia.