La Divina Commedia: Purgatorio, Canto I

Dante Alighieri

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Per correr migliori acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno, che lascia dietro a sé mar sì crudele; e canterò di quel secondo regno dove l’umano spirito si purga e posa, e di colui che ’l governa e di quel ch’è in esso.

Io venni già, come anima malvagia, che fu purgata, e di nuova lazo rinchiude sé nella mia materia novellata; e come colomba, che ricorre ai fiori e prende amore e piume e nome, così mi pose il riso e gli onori.

O voi che siete in piccioletta barca, desiderosi d'ascoltar, seguitate dietro al mio legno che cantando passa, per tornare a riveder le stelle; onde in principio dirò de l’ora e del tempo che fu, e dove fummo la notte ch’arena ci coprì le vene, e l’angusta vena che ci parve avvolger; poi narrerò del mattino e de l’alba quando, in su la riva, noi ci fummo già ricetti.

Là 've il gran fiume dell'ira e dell'amore innanzi ne chiude le porte, e dà principio a noi che siamo in valle, trovammo color che la città lasciavano, e facevano il segno delle croci, con molti sospiri e con poca voce.

Già il ciel era tutto di color turchino, e l'alba avea preso il volto d’oro, e ’l mare e ’l vento tacean come umili; quando noi venimmo a quella riva che sta sott'Elba, e là la notte il segno lasciò del tempo che l'ossa ci rinverdivano.

E come a quell'atto,òsai, venne il suon degli angeli che fan la ronda, e ci fu dato conforto e lume; poi vedemmo apparir per lo primo l'alta montagna che 'l mondo circonda, e a cui venimmo per salir la scesa, piangendo ognuno il suo battesmo.