I promessi sposi - Capitolo VIII (Addio, monti)

Alessandro Manzoni

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Addio, monti sorgenti dall'acque; e voi, selve ridenti di freschi panni; e voi, dolci valli; e voi, amene rive; rallegrate il cor mio. Oh.— Tutto m'era caro, e ciascheduno stento parevami lieve, quando il pensiero mio potea volar dove voleva. Ma chi mai conoscemi? Chi mai pur comprenderà quella forza che mi traeva con sì tiepido affetto, e insieme con sì certo timore, a ciò che io chiamava patria? La patria mia eran questi monti, queste valli; e più ancora, con parlare verace, la mia gioventù; e più di tutto il mio cuore, tutto occupato dall'immagine di chi mi fu padre, di chi mi fu madre; e l'affetto che avevo a loro, mi parve in quel momento più vivo, più stretto, più dolce; e quel pensiero ch'io già non li avrei più veduti, lo sentii come un colpo che mi trafigge il petto.

Eppure, se dovevo lasciar quelle cose, non ciò che io fuggiva m'era più caro; anzi, parendomi d'avere forza di sopportare ogni travaglio per poco ch'io potessi sperare di riveder que' luoghi, io dicea fra me: — Se un giorno ritornerò, allora forse tutto sarà più bello, più caro; conserverò più teneramente quelli affetti. — Così parlando, m'era dolce il passo, e pur timorosa pensavo al domani; e spesso, per ricordarmi che la sorte mia era irremediabile, mi volgeva l'occhio intorno, e presagiavo l'addio.

Sopra il ponte che conduce al paese, mi fermai; volsi ancora lo sguardo a quei monti, e presi a dir loro: — Addio, monti; addio, valli; addio, o felici rive; addio, o cari coll'ombre de' vostri alberi. — E sola, quasi che nessuno mi vedesse, e senza pudore di me stessa, versai un pianto gentile, che più che dolore era commozione di cuore. Non so dire quanto amo il mio paese; e come ogni cosa mi parve allora piena di memoria, piena di quel calore che solo i primi anni possono lasciare nel petto.

Era poi uno spettacolo che aggiungea all'affetto mio una dolcezza particolare. La brezza del pomeriggio moveva appena le fronde; e una leggera foschia come di pioggia lontana copriva le valli; il fiume scorreva placido, e lo svettar di certi cipressi pareva quasi il segno d'una maestà tranquilla. In quell'ora, ogni rumore era come sospeso; solo un canto di uccelli lontani risonava qua e là, e pareva che tutto intorno mi dicesse: «Conserva questo ricordo».

Eppure la ragione mi obbligava a vincere quel dolore. Pensai alla promessa data, agli occhi che contavano sopra di me; e quella considerazione mi fe' tornar più forte. Mi parve che il mio dovere fosse d'alzare la fronte, e di partire con animo fermo; e dissi fra me: — Se devo lasciar questi monti, partirò con la speranza di rivederli; se dovrò soffrire, sopporterò con pazienza: tutto passa, e Dio veglia sopra i suoi servi. — Così rassegnata, posi un ultimo sguardo e seguii la via del paese.

Ma i ricordi non si lasciano vincere a comando; e, per quanto volessi mostrarmi serena, il cuore m'era ancor più pieno di quella languida malinconia che accompagna le cose amate lontane. Ogni passo era accompagnato da quel senso d'abisso che la separazione apre tra l'anima e le sue prime affezioni; e spesso m'accadeva di ritornare col pensiero a quel viso, a quelle mani, a quel sorriso che erano per me la memoria più certa di ogni bene passato.

Giunta al villaggio, trovai poche facce note; ma ciascuna mi parve diversa, come se anch'esse avessero acquistato una veste che non mi apparteneva più. I vicoli mi parvero più stretti, le case meno amiche, e quel suono domestico che prima mi dava pace, ora mi feriva come rimprovero. D'altronde sapevo ch'era bene così: la vita ha suoi corsi; nulla resta immobile; e se il mondo muta, il cuore deve imparare a seguirlo, senza rimaner colpito da una nostalgia che non giova a nessuno.

Non volsi quindi a lungo lo sguardo indietro. Mi detti animo e dissi: — Coraggio; fa' quel che devi; e quando potrai, torna a ricordare senza dolore. — E poscia, con passo più deciso, andai incontro a quel destino che mi chiamava; ma ogni tanto, come per non lasciar del tutto la mia patria, prendendo la strada che menava alle colline, guardavo a sinistra, e vedevo le ombre lunghe dei monti che si stendevano sul piano; e allora sentivo come un richiamo che mi chiamava ancora.

Così passò quel giorno; e di quella tristezza restò un segno dolce nel cuore, come un'ombra che accompagna le cose più care quando ormai son lontane. Nella notte, sdraiata su un giaciglio nuovo, mi parve udir ancora il mormorio dell'acqua, e come se quegli spazi fossero pieni di voci amiche. Sospirai, e pregai; e la preghiera, più che vincere il dolore, lo rese sereno, e mi fece sperare ch'egli passasse con gli anni, lasciandomi la pace di un ricordo puro e soave.