90. È già tanto che 'n vita mi rimanga; ché lassa e stanca la mia giovane etade d'altri pensieri che di morte parla; e pur se gli anni miei ancor non bastano a porre fine al mio tormento, quanto più tarda il morir, più dura è la vita amara.
Morte, vien' a me; non temere omai, ché forse il tuo aspetto farà ch'io trovi quel riposo che ho cercato invano nelle delizie del mondo. Or ch'a la mia davanti si volgea ogni gioia, tu sola mi sei cara, perché non tradisci e non inganni.
Anco il cor che tanto amò, che tanto piacque a gli occhi suoi, ch'ora non ha pace né requie, consola ancor la vista sua col pensier di lei; così m'è dolce ancor la memoria di colui ch'anco m'uccide, e ancor mi dà vita.
134. Amor, che ne l'alto cielo ha la sua sede, e sotto il qual tutto sia fermo e saldo, fa ch'io parli con veloci accenti d'un foco che 'n due cuor sì leggero si sparse, che a poco a poco tutto il mondo accese.
Io però che son servo d' amor, e porto nel petto il segno del suo imperio, non posso tacere quel ch'egli vuole, né posso sottrarmi al suo soave giogo; e pur mi piange il cor d'aver così poco potere a frenar la lingua mia.
Ella, ch'a sé richiama gli occhi miei e l'alma e 'l core, con dolcezza mi parla, e come nova speranza mi dà forza; e poi ch'io veggio i giorni miei fuggire, piango il tempo che a me verrà mai più.
Così, tra gioia e doglia, il mio pensier si divide: e se talora par che la mia voce s'abbia in sen del mondo a tacere, tosto ritorna e rinasce in punta di sospiri e di dolci gemiti.
Amor regna, e sovra il mio petto impone legge che non voglio, e però sovente m'accorgo ch'io passo oltre quel ch'a ragion sarebbe; ma quel ch'io fo, non fo per mio consiglio, ma per lo peso d'un dolce comando.