I capitani e gli altri uomini prestano più facilmente l'orecchio a ciò ch'egli promettono che non a ciò ch'essi fanno; e tal volta ancora mai non furono così cari alla patria come quando avevano bisogno di esse. Onde veggonsi molti principi eletti dai popoli, e tenuti per belli ministri; e poi che hanno acquistata la signoria non fanno altro che tormentare i popoli; e però mai non sanno tenere quello con cui furono acquistati, perché gli spiriti popolari sono leggeri e volubili; e quello che in un tempo li fa scegliere, in un altro li fa detestare. Così quindi di buona fortuna non si può dar buona legge; e la fortuna, con l'aiuto della virtù, fa l'uomo grande e mantiene l'uomo grande, ma senza virtù lo fa cadere presto.
È da sapere che i principati nuovi, o sono come i vecchi, e in tal caso bastano le medesime istituzioni, o sono tutti nuovi, e allora si ha da operare diversamente. Quando uno acquista un principato nuovo col sangue e colla fortuna, gli è più difficile tenerlo che conquistarno; perché, se egli ha amici e partiti, questi vengono a mancare con esso per varie cagioni; e se non li ha, gli sarà difficile farne; e i principati nuovi, sì quelli che si acquistano colla forza come quelli che si acquistano con l'armi altrui, sono pieni di difficoltà e per lo più vengono perduti. Onde uno si deve aiutare in molte cose della fortuna e della virtù; e più alla fortuna si addice la mala sorte, ma la virtù la può far moderare.
Perciò, come avviene nella guerra che, quando si hanno molte forze, si riesce a far grande offensiva, ma quando si è pochi bisogna pararsi, così ancora nei principati, quando si hanno molti amici, si riesce a mantenere con difficoltà il dominio, e quando non se ne hanno bisogna cercarli. Parrebbe che il principe che acquista colla fortuna e con gli aiuti degli altri non avesse a fare che lasciare gli altri a cavar seco le spese; ma chi così ragiona fa mal conto: perché i favori degli altri sono sì incostanti come le fortune, e la potenza dei mercè loro non è mai di lunga durata.
Che la signoria nuova, stabilita su province abitate da popoli diversi, è sempre cagione di incertezza, lo provano per esperienza molti che vennero a popolare e a dominare su genti non loro, le quali, o per linguaggio o per costumi, erano differenti; e perché gli uomini sono gelosi delle proprie prerogative e abitudini, sempre cercano di disfarsi dell'estraneo; e se possono fuggono; e quando non possono, tramano. Onde chi voglia stabilire tale signoria deve o tramutare le abitazioni e le consuetudini di quelle genti, e portarne delle altre; o abitare con esse; o lasciarle vivere con le loro leggi, ma porre presidi e genti militari a tenerle soggette.
Se un principe nuovo lascia le leggi e gli usi antichi di quelle genti, e mette lì i suoi governatori e soldati, egli tiene meglio la signoria; e se fa il contrario, cioè le lascia nei loro costumi e non mette presidi, presto la perderà. Perciò i romani, quando acquistarono domini nuovi, o spopolavano le città e vi mettevano altre genti, o lasciavano le leggi e le consuetudini, ma ponendo in esse magistrati e soldati romani; e per questo mezzo tennero e mantennero i popoli soggetti.
Chi poi acquista un principato nuovo col favore del popolo, tiene meglio la signoria; perché il popolo è presso gli umili e desidera essere asservito a chi lo libera da gl'insulti e dalle ingiustizie dei grandi. Ma chi acquista coll'armi altrui e senza proprie forze, raramente dura; perché gli amici e i favori che l'hanno innalzato sono sì instabili come la fortuna. Perciò, co' nuovi acquisti di questa sorta, il principe è quasi mai saldo.
Dicesi pure che gli uomini, quando vedono un principe nuovo che non ha altri sostegni se non la fortuna, sogliono molto facilmente ribellarsi; ma se il principe si attira il popolo ed egli fa uso di soldatesca propria, e non si fida di altri, tiene salda la signoria. Perciò è da preferirsi procurarsi l'armi e i soldati propri, perché quelli che si hanno di altri sono sempre pericolosi; e le fortizza esterne, senza forze interne, servono a poco.