Vi sono due modi di combattere: con le forze proprie e con quelle altrui. Queste ultime né sono affidabili né durabili; e chi si affida a esse è sempre vinto; e se fosse nel potere di uno stato pigliare le armi mercenarie per difesa, gli capiterà in più casi di averle contro. Perciò quelli che nelle repubbliche vogliono conservare il loro stato e servirsene per conservarlo, o per tutta la vita vivono con le armi proprie, o quantomeno nelle cose civili fanno dipendere la loro difesa in gran parte dalla virtu cittadina.
Gli eserciti mercenari sono quindi per loro natura pessimi: infidi, indisciplinati, codardi; e non essendovi fede fra gli uomini di cui si vive, non si può sperare in quelli che si vendono per guadagno. Perciò chi vuol conservarsi, dovrà provvedere di armi proprie. Le forze armate di una città si fondano in due risorse: nella disciplina e nella buona condotta dei cittadini, e nella opportunità e onestà dei loro comandanti.
Principalmente bisogna guardare dalle milizie mercenarie perchè esse non hanno amore per colui che le paga; la loro fatica, la loro attività, e la loro cura procedono tutte da guadagno. Perciò, se vengono posti in qualche grande impresa, o in qualche impresa facile e vantaggiosa, servono; ma se si tratta di cose che abbiano per fine il pericolo e la difficoltà, si tireranno indietro; e quando la loro utilità si diminuisce, volentieri fanno cosa contraria alla volontà di colui che le paga.
Gli eserciti ausiliari, cioè quelli che uno stato prende dagli alleati, sono peggiori ancora; perciò che, con esser più potenti e meglio disciplinati, non sono però nelle mani del principe, ma dello stato da cui vengono; e succede spesso che chi presta la forza la impieghi in vedere dei proprii fini, e non per quelli di chi ne abbisogna. Di qui nasce gran confusione e rovina nelle guerre; però il peccato più comune è quello di prendere armi altrui, purché sieno dalle repubbliche o da altri principi.
Per quanto riguarda gli eserciti propri, convien che siano composti di cittadini che hanno virtù e disciplina, o di uomini che non solo per soldo combattono, ma per amore e per patria; perchè costoro non fuggono, non tradiscono, e non desiderano di far male al loro signore, come fanno i mercenari e gli ausiliari. Perciò ogni principe savio desidererà e procurerà avere forze proprie; e se vuole sperare in fede e durata, dovrà fondare il suo stato su tali basi.
È da osservare che molte città e signorie si conservarono per virtù delle armi proprie, e molte caddero per aver posto fede nelle altrui; e che chi vuol esser principe stabile e duraturo, non può fare altro che aver armi che nascono dal suo popolo e dal suo dominio. Gli esempi de' tempi antichi e moderni lo testimoniano; e i pregi e i danni de' vari modi di guerra lo rendono manifesto a chi voglia intendere.