Qualunque uomo, che divenga principe tra i suoi vijori, e non per eredità, è costretto a osservare tre vie per tenere quello stato: l'una è per fortuna, l'altra per virtù, e l'altra per la natura delle cose. Per virtù intendo quell'arte d'ordinar le cose e di provvedere a gl'impedimenti che possono arrivare; per fortuna intendo quel che talun chiamano caso o avvenimento esteriore e non volontà del principe. Perché l'uomo, quando cerca di stabilirsi in una città, o in uno stato, può o ben con le proprie forze, o con l'ausilio d'altri; e se con le sue forze, e le sue voglie, riuscirà, si può riconoscer ch'egli ha virtù; se però si avvalse di altri, e di fortuna, sarà per lo più tenuto pel favore dell'uno e dell'altro.
E la ragione mostra che le cose che si fanno per virtù durano, o almeno possono durare, e quelle che si fondano sopra fortuna si mantengono per poco tempo; perché la virtù si può ordinare e regolare, e può provvedere a ciò che si vede esser bisogno; ma la fortuna non è regolata e non accerta a' tempi, e perciò lascia le cose quando piacerà a lei. Però non si può negare, che talora la fortuna non aiuti maggiormente colui che ha virtù, e faccia potere che le sue cose durino più; e talora la fortuna non giovi altrimenti se non facendo che uno prenda occasione d'essere grande, alla quale l'uomo virtuoso sa accomodarsi; ma raramente la fortuna fa tutte le cose d'ordine, che convengono per mantenere lo stato quando si è preso.
Queste cose qui accennate valsero perché gli antichi distintamente dan la cagione de' principati in ereditari e nuovi, e dicono che i primi sono più facili a conservarsi, per ciò che chi è erede conosce le usanze e i costumi del suo paese, e le dispose uno avanti altri con l'autorità che gli è stata lasciata; e chi invece vince e prende uno stato nuovo trova mille impedimenti e difficoltà, perché nuove leggi bisogna fare, nuovi usi introdurre, e nuove autorità stabilire. E così è manifesto che la natura e l'ordine di cose fa che i principati ereditari siano più saldi e più facili a conservarsi dei nuovi.
Or bene, per quanto riguarda i principati nuovi, alcuni sono creati per fortuna e altri per virtù; e a questi ultimi appartengono quegli uomini che con le loro forze e con le loro armi conquistano uno stato; e a quelli che per fortuna lo ottengono appartengono quelli cui, per le vicende d'altri e per le difficoltà altrui, capitò di acquistare il dominio. Quivi si deve considerare che ben diversa è la maniera di governare uno stato che si è acquistato con le proprie armi e con le proprie virtù, da quella di uno acquistato con le armi e aiuti di altri, perché il primo ha la forza e il rispetto degli armati suoi, e può stabilirsi più saldamente; l'altro, se non fa subito delle prudenti ordinanze, spesso perde quello che ha acquistato.
E quanti hanno posseduto principati, e non per uso proprio ma per fortuna, anzi spesso non hanno potuto mantenersi; perché, com'io ho detto, chi acquisisce uno stato coll'aiuto d'altri resta sempre dipendente da coloro che l'hanno favoreggiato; e se questi ritraggono il lor favore, il nuovo principe resta da sé, senza mezzi né sostegni. Però è necessario che chi vuol tener quello stato faccia ancor egli, perché la fortuna lo aiuti, quel che egli può; e perciò il primo studio di colui che volesse introdursi in uno stato è di cercare condotta e mezzi, per potere salvarsi quando la fortuna non lo aiuterà.