Gli principati nuove e le principati misti si reggono con difficoltà, perché l'elezione, e le nuove imprese, e i nuovi ordini, e le nuove leggi, tutte cose sono ostili alle antiche abitudini; e tanto più difficili sono quando si levano le armi sopra uno stato che ha già suoi costumi, e le sue leggi, e la sua milizia, e le sue prudenze, perché gli uomini che stanno, o per vertù, o per fortuna, nello stato antico, non temono di cambiare quelle cose che hanno sperimentate. Perciò molti hanno in animo di servire il principe novello, ma non appena li prova il primo pericolo, e non gli vien come fare del passare al contrario, e come difendersi, essi non fanno impresa, e il bisogno passa, e così non si può stabilire quello stato. Per tal cagione non è mai stata buona cosa, secondo che io credo, essere il principe di uno stato che prima era libero.
Per potere liberare uno stato che vive libero ed abitato da prassi, non basta vincerlo con armi proprie, bisognerebbe avere i consensi di coloro che lo governano; e se non si hanno, vi si trova un soprappiù che ne toglie il frutto di tutta la vittoria. Onde nacque in me il dubbio se fosse più sicuro conquistare con armi proprie uno stato, o sottometterlo con virtù e con inganno. A me par più tenace la conquista fatta con armi proprie, quando il principe conduttore è armato di buone leggi, e d'armi, e di gente delle sue; perché così, oltre che si tien saldo il mantenimento, si ha il modo di conservare lo stato, e di farlo durare.
Gli esempi che si danno nella storia, come i Romani si governassero meglio in quelli stati che, avendo loro stati alle spalle e leggi e costumi diversi, essi avevano posto loro in piazza di governo e municipi, e adempiendo quelli di magistrati, e di leggi, e di milizie, meritano d'essere considerati. Però, quando il principe nuovo succede in uno stato che per gran parte è governato da gente di altra lingua e leggi, e mancando il consentimento di quelli è difficile conservarlo; e se per forza si mantiene, bisogna o distruggere la casa dei grandi, o resistere al popolo; e questo ha mostrato la esperienza esser cosa difficile, quando lo stato è grande e antico.
Chi si mantiene con armi mercenarie, e con gente a stipendio, non potrà mai tenersi lungo; perché l'appoggio di costoro, oltre che son mercenari, ha due difetti che rendono instabile il potere: primo, che non hanno amore per la causa di chi li paga come per la propria; secondo, che, essendo estranei, volgono la prima occasione a tradire. Perciò i principati che si reggono sopra armi mercenarie, o ausiliarie, sono sempre in pericolo.
Perciò ancora bisogna avere propria milizia, o essere fortificati in modo che l'armi e le leggi del principe sieno mie; poiché l'anima e salvezza dello stato è nella milizia. E chi fa buon uso di essa non teme nulla; e chi non ha proprie forze, ancor prima che nasca la battaglia, ha già perduto la guerra.
I principati echiari, che si acquistano per fortuna, come il caso di Cesare Borgia, sono appoggiati assai sopra l'arte di fare; perché l'arte, cioè l'abilità, alla fortuna può supplire in molte cose; e appare dalle cose successe a molti che, avendo a loro favore la fortuna, se non hanno l'arte non possono durare. Cesare Borgia fu aiutato dalla fortuna in molti punti; ma fu più che altro operato dalla sua propria arte e crudeltà nel far giudicare e punire gli uomini che impedivano la conservazione dello stato.
Se tu vuoi essere principe, bisogna che tu ti serva d'armi e di leggi, e che tu faccia attenzione a non essere né troppo crudele né troppo benigno; e che tu onori le leggi quando sei sicuro, e ricorra alle armi quando sei minacciato; e sempre aver presente che le armi sono più sicure delle leggi per la conservazione del principe, perché le leggi si tengono da chi le esegue, e se non hai chi le esegua, non ti servono a nulla.
Il primo fondamento, come ho detto, è la milizia. E perché la milizia sia utile, bisogna che sia composta di cittadini, non di mercenari; e che gli uomini armati abbiano il loro interesse nello stato; e che essi conoscano come la loro condotta e la loro fermezza determinano la loro sorte, e l'amore che debbono al principe e alla patria. Queste sono le regole che toccano alla conservazione di uno stato nuovo.