Principalità nuove, che si acquistano con le armi e con la virtù propria. — Chi vuole dunque conoscere la natura delle nuove principati, e come si acquistano, debbe considerare che essi o sono soltanto per fortuna o per virtù; per fortuna, quando si acquistano per la casualità delle cose, cioè per quei che prosperano con la fortuna altrui; per virtù, quando son acquistati con le armi, con l'ingegno, e con la forza propria. Quelli che per fortuna si fondano, come a succede a molti, non radicano mai bene; ma quelli che per virtù si fondano, e con le armi e l'ingegno propri, quelli sono stabili e eterni, e fanno gran mutazione nel paese, e nell'uomo medesimo, e nelle cose altrui, e per lo più acquistan dominio in perpetuo.
Poiché quelli che con le armi proprie e con le virtù fondata uno principato, hanno bisogno di virtù principalmente, e l'uomo che non ha armata, e se la dà in mano d'altri, ha il suo dominio per certo sempre poco saldo: perché quello che se lo dà può toglierglielo quando gli pare. Le nuove signorie dunque, specialmente quelle che si acquistano con le armi di altri, come furono quelle dei principi che si fondarono con gli eserciti mercenarii, non sono solide; e il fondamento loro è sempre nelle sorte e nel favore degli altri, e non nella loro virtù, e perciò in breve tempo vanno in rovina.
Quelli poi che, per virtù propria, acquistano dominio, e fondano nuovi principati, debbono principalmente badare a due cose: l'una, alle armi; l'altra, all'opinione. Se egli ha buona armata non ha bisogno di altro; ma è gran cosa avere la fortuna amica e l'opinione pubblica favorevole. Niccolò, principe di Messer Piero de' Medici, e Lorenzo, suo figliuolo, e Matteo Visconti, e altri similmente fondarono i loro principati con le loro armi proprie; e perciò durano adesso, o duraro a lungo.
Il modo per governare le città e i principi che, senza esaudire le troppe oppressioni, sono nuove acquisizioni. — In primo luogo bisogna notare che i principi che acquistano città o signorie tali, che per natura e per consuetudine vogliono esser libere, e avessero le loro leggi, e loro magistrature, e loro costumanze, si tengono finalmente con grande difficoltà. Perché sempre, quando uno vuol farsi signore d'una città libera, o altra cosa simile, gli è somministrato grande lavoro: perché egli de' ve leggi trasformare, e d'introdurre una nuova forma, e d'abrogare le antiche; e molto spesso, senza tali mutazioni, il dominio non può stare.
Perciò or si vedono principi che, per mantenersi, o distruggono le città, o le mantengono con i loro vecchi leggi, o fanno così alleanze e ordinamenti, che non danno luogo a novità. Si può prendere l'esempio di Cesare Borgia, il quale, per avere le Romagne, fece uso di Valentino; e per mantenere quel signore, e la sua nuova signoria, usò la crudeltà e la forza, e fece in tal modo che essa potesse rimanere soggetta a lui. Ma poi avvenne che la fortuna lo abbondonò, e ciò che avea fatto non durò oltre la sua potenza.
Le principalità nuove, che si acquistano col favore dei cittadini, e non con le armi, sono instabili. — Quando i cittadini medesimi sono quelli che danno il principato, allora il signore nuovo sta meglio; perché egli ha la cittadinanza e l'opinione a suo favore; ma, quando le armi e la potenza di fuori entrano a doverlo stabilire, e i cittadini sono contrari, allora il signore nuovo non ha fermezza. E così si vede che quelli che han dovuto il loro principato a un'armata straniera, e non alia virtù loro, stanno male, come furono i Francesi negli Stati italiani a più riprese.
Dei principati e delle armi. — Deve altresì dirsi che i principati si possono acquistare con tre modi d'armi: con le armi proprie, con quelle altrui, e con quelle miste. Con le armi proprie sempre si monta un dominio con più fondamento; con quelle altrui mai son forti; e con quelle miste poche volte si mantien la stabilità. Perciò chi vuol stabilmente regnare, e tener fermo il suo dominio, deve procurare avere una propria armata. Questo perché le armi mercenarie e ausiliarie sono per lo più periculose e inutili al principe; e chi per quelle contano, vede le occasioni che lo portano in rovina.
Le forze mercenarie e ausiliarie sono pericolose. — Le armate mercenarie sono inutili e pericolose; perché gli uomini che vengono per salario non sono fedeli, e non vogliono soffrire per amore del principe, ma per pecunia; e perciò quando sorgono difficoltà, lasciano il principe. Le armate ausiliarie, che sono quelle che un principe prende da un altro principe, sono ancora peggiori; perché l'aiuto degli altri non è mai sicuro, e spesso si ritorce contro a colui che lo ha cercato. Perciò colui che si affida agli animi e alle braccia degli altri, è troppo leggero, e di rara dimestichezza a conservar la libertà e il dominio.
L'esempio dei principi che si fondarono con le armi proprie. — L'esempio ci mostra come coloro che con le loro armi fondarono i principati siano durati più a lungo: così avvenne a Mosè, a Ciro, ad Romolo, e ad altri, i quali con molta forza e virtù proprie fecero la propria signoria. Anche i principi che con le virtù e le armi proprie hanno acquistato città e regni erano soliti radicarsi profondamente; e perciò si deve credere che la miglior strada per fondare un principato è quella delle armi e della virtù proprie.
Conclusione e consiglio. — Per concludere, chi vuole quindi farsi principe, se non ha couragio e virtù proprie, e una buona fortuna che lo favorisca, non può aspettar di tenere il dominio solidamente. E se egli prende lo stato per fortuna, e senza arme proprie, e senza i mezzi che rendono gli uomini forti, non farà opera durabile; e perché s'egli perde la fortuna, perduto è il suo dominio. Perciò il miglior consiglio è che ognuno si faccia forza propria, e non speri nell'armi altrui, e curi vivendo la fama e l'opinione, e le armi proprie, per poter con questo assicurare il principato.