Durante i miei studii di cose storiche e di fatti d'armi, e osservando le cagioni delle cose e de' successi delle imprese umane, mi venne così alla mente di scrivere una breve trattazione delle cose che occorrono a' principi per tener lo Stato, e come questi hanno fatto, e fanno, e possono fare, e particolarmente de' nuovi principati che si acquistano col valore proprio e col fatto d'altri, e quali sono le difficoltà che appariscono, e in qual modo bisogna provvedere a superarle; perché molto è il mondo soggetto a variazioni, e chi non sa guardarsi a tempo cade facilmente in quelle conseguenze che disfanno i disegni migliori.
Perciò io, che ho veduto e inteso alquanto di queste cose, e con desiderio di maggior conoscenza e con l'annoia mia di non poter più servire alla patria in altra forma che non fosse con lettere, e con qualche pratica di detto studio, volsi raccogliere alcuni esempi e alcune considerazioni intorno a' principati, e a questi mi diedi con intero animo, desiderando che, se cosa alcuna di mia poca esperienza fosse utile a' principi, da' quali fossi, e son, e voglio esser servitore, sia loro in qualche guadagno e consolazione.
E però, lettore, se troverai in questa mia trattatella qualche cosa che sia degna d'aver attenzione, e che ti possa giovare, avvertimi che io ho a scriver più largamente; e se ti parrà che nulla sia, ricorda che feci quello che potei con quello ch'io so.
De' principati nuovi e come si acquistano: È crisi comune che tutti i principati che si acquistano col valore proprio, con le armi e con l'intelligenza di chi li acquista, durano assai; e quelli che si acquistano con le armi e con la fortuna altrui, raramente si conservano. Perché il primo si fonda nel valore e nella virtù di chi regna, il secondo nella opportunità e nel favore d'altri; e ciò che si fonda in sé medesimo è più fermo.
Per questo, non poco discuoprirsi la considerazione che per acquistare uno stato nuovo con le proprie armi bisogna avere molto animo e fortuna, e più anima che fortuna; perché molte cose accadono che la fortuna governa, ma perchè un'anima forte sappia rimediare alle disgrazie, è necessario aver la virtù d'arte militare e politica. Poi, colui che acquista uno stato nuovo, e vuole conservarlo, ha da considerare come trattare con i popoli e con i grandi; perciò s'ha da guardare a non farli odiare, perché l'odio de' sudditi è cosa che porta facilmente alla rovina.
Qui agisco a parlare delle difficoltà che appaiono nel conservare i principati acquisiti con armi altrui e con fortuna: il primo è che i nuovi signori son tenuti dagli altri, e non da loro, e perciò per mantenerli bisogna o che gli antichi dominatori cadano o che la fortuna sempre assistente sia stabile; e ciò è raro. L'altra è che i popoli e i baroni sogliono rimpiangere le antiche libertà e i maneggi, e così, al primo moto contrario, tornano a' loro usi. Perciò il principe nuovo che viene con arma altrui ha difficoltà maggiori a conservarsi che quello che fonda il suo stato con le proprie armi.
Sì come accade nelle grandi città cui s'acquista il dominio, è di necessità quel principe che vuol conservarlo che abbia cura di spossessare quei che possono rimetterlo di potere; e perciò è buona politica o distruggere le famiglie che possono far opposizione, o emendarle, o collocarle in modo che non possino nuocere. Inoltre convien rendere sicura la propria forza con soldati propri e non con mercenari, perché i mercenari sono forza senza fede ed utilità, e spesso cagion di rovina al loro padrone.
Di quegli che vennero al principato per delitto: gli uomini che hanno usurpato un principato mediante crimini, e per assassinii o per crudeltà, trovano grave impedimento a conservarlo; perché i mali che si fanno per mezzo d'iniquità suscitano odio e voglia di vendetta, e non giovano al principe. Però si veggono alcuni che, per necessità d'impresa, si servono della crudeltà per stabilire il dominio, e poi con prudenza ed ordine provano di scemare l'odio e di guadagnarsi il popolo; ma ciò richiede singolare virtù e cognizione di uomini.
Cominciando a parlare di principati nuovi e di quelle nuove difficoltà che vi nascono, è da considerare che i principati acquistati con le proprie armi e virtù sono più stabili, e quelli acquistati con altrui aiuto e con la fortuna sono fragili; e similmente, tra i nuovi principati vi sono alcuni che surgono in una città dove si governa la libertà e altri dove già regna un principe. In quelle che erano libere si trovano più difficoltà perché gli abitanti hanno la memoria de' loro passati agi e libertà, e perciò son più inclini a ribellarsi.