Il Principe

Niccolò Machiavelli

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Non è bisogno che alcuno spendi molto tempo a provare che alcuni principati sono ereditarii, e altri nuovi. Quelli che sono ereditarii, e quelli che sono antichi, si mantengono più facilmente; perché il popolo è abituato alla famiglia del principe, e questa esperienza serve loro di conservazione; e se vi è qualche errore, o malvagità, il popolo, per abitudine, lo sopporta più facilmente che non farebbe con un nuovo signore.

Ma, quando uno principe nuovo acquista uno stato ereditario, può occorrere che egli conservi quello che ha trovato, così come mediante le armi e le maniere de' suoi vassalli; e pare più facile conservare uno stato ereditario che formare un nuovo principato. Questi principati, perciò, sono più facili a governare; e quando si tratta di cacciarne il signore, o di mettervi mano, si trovano maggiori difficoltà. Perciò chi acquista un principato nuovo, e lo governa con la virtù sua, e con le forze altrui, ha più da temere che da sperare, perché gli è necessario prevenire le molte cose che possono succedergli di male.

Vi sono poi principati nuovi, che si acquistano o con le armi proprie e con virtù, come fece Roma, e fece Alessandro; o con le armi altrui e con la fortuna, come fece Cesare Borgia, il quale, per essere aiutato da suo padre, e per gli avvenimenti della fortuna, si trovò signore di molte cose; ma tale signorezza si mantiene difficilemente senza virtù propria. Infatti, le armi altrui, e la fortuna, possono far sì che uno giunga al principato; ma per conservarsi, bisogna appigliarsi alle proprie forze, e all'arte del governo.

Le nuove signorie che si acquistano con le armi e la virtù altrui sono più facili a perdere; perché chi si fonda sopra altre forze che non sian le sue, è sempre soggetto alla fortuna e alla volontà di coloro da cui dipende; e appena costoro mutano la lor disposizione, cadono il principe e la sua signoria. Perciò si deve guardare che, quando si acquista con le forze altrui, si procuri di avere al più presto le proprie; e per fare questo, non v'è miglior modo che mostrarsi virtuoso, astuto, e ben disposto verso il popolo, e con ciò guadagnare tempo e mezzi per stabilire un proprio potere.

Né bisogna mai dimenticare che gli uomini, quando son stretti da bisogno, sono più pronti a volgere gl'affetti; e se il principe nuovo non avrà cura di rendersi amato e temuto, e di procurare la stabilità de' suoi sudditi, sarà assai difficile che duri. E ciò si manifesta dalla esperienza delle molte città e signorie che, nate per mezzo d'altrui, non durarono se non per breve tempo, perché non si applicarono a stabilire forze proprie, nè a guadagnarsi la fiducia e l'affetto del popolo.

È dunque da sapere ch'ivi sono due cose da considerare: l'una, come si acquista il principato; l'altra, in che modo lo si mantenga. Chi è principe per virtù, e per le armi sue proprie, e per ingegno, ha maggiori probabilità di conservarsi che colui che è principe per fortuna; perché il primo si regge sopra le sue proprie forze, e l'altro, sopra quelle altrui. Perciò gli esempi di salvamento convenevoli si devono trarre dai principati che si acquistarono con l'arme proprie.