Le città o gli stati che per habitudine di vivere repubblicana si erano governate da se medesime, e avessero avuto istituzioni libere, e che per haver subito una tirannide o per esser venute sotto il dominio di un nuovo principe, non possono essere ben tenute se non con ordinarie misure, perché quelli che conoscono la libertà, ed hanno gustata, sono sempre propensi a tornare a quella; e se ciò non si fa con giudizio e con forza, si può restituire lo stato a chi l'avea prima defraudato, o darlo in preda a qualunque novità: e perciò è necessario o distruggerle, o abitarle, o governarle con le leggi da sé. Se le città, invece, non si erano mai governate da sé, e sono soggette a un nuovo signore, e non hanno memoria d'altro governo che di quello che hanno, e se quel principe che le acquista non le distrugge, né vi dimora, le manterrà con le sue leggi, e non avrà gran bisogno d'altre misure; perché l'abitudine alle nuove cose è sempre più dolce senza memoria di quelle passate.
Quando si acquistano principati nuovi con le armi e con la fortuna degli altri, e non con le proprie, cioè con qualità che non vengono da te, e tu puoi tenerli se hai buon consiglio e fortuna; ma se tu manchi dell'una o dell'altra, non puoi conservarli. E le ragioni per cui si mantengono questi principati pel più dipendono da due cose: o dal favore di chi ti ha messo, o dalla conservazione delle leggi che quel principe seguiva; e se il favore viene meno, e le leggi si mutano, esso cade. Non è gran somiglianza fra un principe che usa del suo ministero centrale e uno che regge stato per fortuna; perché quello dovrebbe aver atti stabiliti e leggi proprie, e quest'altro può restare solamente col favore di chi lo ha posto, e così cade con esso.
Quando gli antichi signori, o popoli, sono stati espulsi colle loro famiglie, e sono state rimesse le cose in libertà, nascono in quelle città desiderii e speranze di tornare al primo stato; e l'uomo nuovo che le conquista non vi potrà stare, se non o con la distruzione completa delle famiglie che reggevano, o con l'abitarle, o con leggi nuove di ordine e di governo tale, che guidi la nuova forma e tolga l'abitudine alla libertà passata. Perché le città che furono libere e si son ricevute nuove dominazioni, hanno sempre il desiderio e la memoria della libertà; onde, se non gli si toglie la memoria delle condizioni antiche, ritornano a quelle, e danno luogo a nuovi cambiamenti e a rivoluzioni.
I principati ereditari si conservano facilmente, perché non richiedono rinnovamenti straordinari; la gente si gratta semplicità e non è propensa a mutare; e perciò, fra gli antichi signori e il nuovo principe, c'è questa differenza che il primo ha la forza della consuetudine a suo favore. E se gli eredi usano di tenersi con prudenti maneggi, e con le armi private degli altri, e con le pubbliche, non avranno difficoltà a mantenere lo stato che fu de' loro padri. Ma gli stati nuovi, per quanto siano acquistati con buona fortuna e con virtù, hanno sempre molti pericoli a conservarsi, e nascono da nuove cause e perciò richiedono nuove medicine.
Bisogna poi osservare come i principati nuovi si acquistano o colla propria armezza e virtù, o con le armi e fortuna altrui, e quando uno è indotto da altri a governare, e non ha forza propria, sarà sempre scosso e instabile. E sia ben chiaro che il meglio modo di tenere nuovo stato è quello d'avere il proprio bastone e le proprie armi; perché allora si ha il fondamento, e se non si ha, si reggerà sempre a filo di fortuna e a favore di altri. E che cosa è più instabile di chi regge per favore d'altrui? Egli è sempre soggetto a cadere, quando quelli che lo posero volgono a mutare i loro consigli e loro favore.