Il Principe

Niccolò Machiavelli

Original language · as published

Vi sono due modi per sostenere le città o le province che una città acquista: o col proprio sangue, o coll'altrui. Quelli che col proprio sangue le sostengono, le temono e sono sempre più fermi; perché essendo i popoli armati, quando giorno per giorno vanno e vengono e conoscono i loro modi, si può sperare ch'essi, qualunque cosa accada, si manterranno, perché tutto il loro interesse è tutto loro. Quelli che coll'altrui sangue le conservano, hanno per conservarle bisogno d'altri a cui egli è poi interamente soggetto; e perciò, quando alcuno detto signore può acquistare una città o provincia nuova col sangue d'altri, se egli non la può guadagnare col proprio, o almeno col sangue di connazionali, ha tutte le difficoltà del caso. Perché quelli che cominciano a governare con l'armi e le leggi d'altri, abbandonano presto le prime, e quando l'autorità degli altri su cui si appoggiano viene meno, non hanno forza per sostituire il mancante e perdono quello che hanno acquisto. In tal modo le esperienze ci insegnano che cose fatte con l'altrui aiuto durano poco, se non sono estreme possibilità quelle che le fecero acquistare.

Si veggano per esempio i Romani, che tutte le loro provincie conservarono con i loro soldati, e nelle poche che conservarono con le milizie degli altri, come ad esempio nelle loro colonie, le tennero sempre per lo popolo romano, e le governarono con le leggi e le istituzioni romane, e per questo restarono ferme; ma quando fecero uso di mercenari, o di alleati cui tolsero il modo antico di vivere, come accadde a molte città greche, prima o poi le persero. I principi poi che acquistano mediante le armi altrui, e non per loro proprie, mostrano sempre la loro fragilità. Di queste cose si ha chiara esperienza in quelli che acquistano principati con la fortuna o con l'aiuto di d'altri, i quali non hanno che poco da sperare, perché coloro che li hanno fatti prendere, come presto asportano l'uccello dall'albero, così tosto gli tolgono lo stato.

Perciò bisogna che colui che vuol diventare principe faccia da sé, e con le proprie armi, le sue imprese, o almeno, quando non può fare così, si unisca tanto strettamente con i nationi e le città che lo possano aiutare, ch'egli possa dipendere dal proprio potere. In effetto, gli eserciti nazionali, che sono di cittadini o di sudditi ben disposti e disciplinati, conservano i principati più solidamente che non le milizie estrange o mercenarie. Chi vuol essere principe deve sapere che non gli conviene esservi stato spinto dalla fortuna o dall'armi altrui; e quando gliene vien dato l'occasione, l'arte delle humane cose dice che o per virtù o per fortuna si acquista e si perde. La fortuna governa una metà delle nostre azioni, e l'altra è da noi da reggere e cercare; e perciò, chi non si volesse adattare al tempo presente e alle circostanze, difficilmente manterrebbe quello che ha acquistato.

Per comprendere bene ciò che è l'arte della guerra e come si debbono fare gli eserciti, bisogna considerare le differenze degli altri principati e la qualità delle milizie; perché il buon governo d'una cosa è in gran parte fondato sulla difesa e sulla qualità delle armi che si possiedono. Perciò chi vuol governare bene, e mantenere il suo Stato, giustamente provvede a ciò che la sua gente sia armata e pronta, e a che egli abbia sempre soldati suoi o nazionali; e se non li ha, si cerca di farli, perché li armi proprie e nazionali sono infallibili a tenere un paese.

Si devono inoltre conoscere e ponderare le speciali qualità degli eserciti stranieri: i mercenari e gli ausiliarii. I mercenari non servono per lo stato; perchè sono uomini che per natura odiano, sono sleali, avidi, e spesso fanno la guerra per interesse proprio; essi verranno perché li paghi, e staranno finché tu paghi; ma essendo così abituati, non frorneranno il servizio con amore per te, e il loro interesse li porterà a tradire o a fuggire al primo pericolo. Gli ausiliarii, ossia le truppe fornite da uno stato alleato, non sono più sicure; perché colui che te le presta, ti serve a suo vantaggio, e quando gli sarà conveniente ti leverà quelle armi, lasciandoti senza difesa. Perciò questi modi d'armi sono nocivi a chi regna: e molti principati si son perduti per questo motivo.

Perché, se uno principe ha per se stesso e per la sua città soldati propri, ben disciplinati e amati dai cittadini, questi difenderanno la patria con fedeltà. Ma dovendo egli per forza ricorrere a stranieri e mercenari, questi si sbanderanno, si venderanno, e non faranno il dovere. Così le vicende delle guerre hanno mostrato quanto danno apportarono agli stati le milizie mercenarie; e perciò i buoni principi si guardano bene dall'adoperarle, preferendo la gente di loro proprietà e gli eserciti cittadini, meglio che non le truppe pagate d'altri.

In somma, chi vuol conservare uno stato nuovo e mantenerlo, deve procurare che tutte le sostanze del governo sieno sue: le armi, le leggi, le persone; e dovrà badare specialmente alle armi, perché senza di esse non è possibile mantenere fermamente un principato. Perciò il modo migliore per conservare uno stato è quello di formare le sue armi e le sue milizie, e non affidarsi mai alla fortuna e all'aiuto d'altri.