Di quelli che per propria virtù e per fortuna aveano acquistato i principati (perchè ne' principati ereditarii non s'introduce molto la fortuna, ma la virtù) si possono avere due esempi: gli uni d'uomini che con la loro virtù hanno acquistato principati, gli altri di quelli che per fortuna sono venuti a principato: e così si veggono due specie di stati nuovi, l'uno per virtù, l'altro per fortuna. Quelli che per virtù sono saliti al principato hanno mantenuto quello che hanno acquistato, e quelli che per fortuna l'hanno avuto han molto più tosto perduto che mantenuto. Il primo esempio fu di Cesare Borgia; il secondo di Agatocle re di Siracusa.
Cesare Borgia condusse il suo signore in stato bello; perchè, accresciutogli la signoria del padre, e avendo egli per fortuna alcun tempo (ma principalmente per sua virtù) acquistata altra, fece ritener tutte le cose con ordine e con bella maniera. Infatti, per prima cosa, volle fare soldati suoi, e questo in modo ch'egli aveva in composizione in sé e nella sua persona la ferma lealtà di que' che erano con lui, e in secondo perchiè egli avea la potenza e la fama di chi era capace di comandare; e fu così che per queste cagioni tenne e si mantenne e fece in modo di aggiugnere ancora, così che la sua signoria non si potè mai dir bene stabile, ma non già per volontà sua e per mancanza di ordine, ma per cagione di fortuna e degli avvenimenti esterni.
Agatocle, d'altra parte, fu tal qual molti altri che per fortuna ascendono: cominciò dal nulla e, con audacia e ferocia, si rese signore; ma il modo di acquistare fu più barbaro che virtuoso, e perciò la sua signoria non potè durare. Io dico dunque che i principati acquistati con le armi e con la virtù di altri sono difficili da mantenere; e ciò ancora nasce da due cue: o per la piena diversità dell'animo de' sudditi, o per la particolarità delle nuove città e città toscane e romane. E ciò che più importa è che il ben operare e la qualità del principato si regge più sulla natura degli uomini che sulle armi.
Perciò in tali cose è da considerare bene la qualità degli uomini; e chi vuol essere principe dovrà mettere in opera ogni diligenza per conservarsi; e quando le cose non glielo permetteranno, non potrà accampare altra cagione che la fortuna. Perchè appunto la fortuna è come una cosa mobile e cambia, ma la virtù è come il fondamento che, quando è bene gettato, sostiene. Perciò l'esempio di Cesare Borgia mostra come la virtù ben posta e le misure prese con prudenza possono far sì che, benchè la fortuna dia occasioni, il principe sappia approfittarne e mantenere ciò che ha acquistato.