Il Principe

Niccolò Machiavelli

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I principi nuovi che si acquistano col valore proprio e colla fortuna si mantengono e governano talmente che paiono ancora più saldi che quelli antichi, quando si veggono in persone di grande virtù; e par che la fortuna abbia fatto più che non havrebbe potuto fare se il suo favore si fosse facto sentire in persone di poca virtù. Però, perchè il mio discorso non si parta dall'astratto, voglio parlare qui di quella fortuna che si è congiunta con persone private, e questo per modo di esempio, perchè l'altra si vede assai chiara nelle cose d'Italia; e mostrerò come quelli che acquistano principati per valore proprio e per fortuna nuova si possano mantenere, e quali siano gli impedimenti maggiori che nascano a chi vuol tenersi, e come si possano vincere.

Perchè il discorso mi conduca più facilmente, parlerò di uno stato che nasce, o perchè è acquistato nuovo, o perchè è riformato in alcuni suoi modi, e che differisce da quelli ereditarii. I principi ereditarii hanno meno inquietudine a conservarsi, perchè la gente vi è già stata assuefatta, e dimandano poca novità. Quelli nuovi, o quelli riformati e ripigliati, hanno invece a soggiogarsi la natura umana che non vuol cambiare, e sempre è portata a contrario. Perciò i principati nuovi han bisogno di rimescolarsi molto per tenerli.

Quelli che acquistano con le armi altrui e con la fortuna hanno sempre maggior difficoltà a conservarsi, perciochè non hanno virtù propria. E similmente quelli che si acquistano con le armi e la buona sorte altrui, come fu il caso di Cesare Borgia, il quale, per essere acquistato con le armi altrui e con la fortuna, si mantenne quanto la fortuna lo servì; ma cessata quella, cadde, avendo ben poca cosa di proprio. Perciò è necessario alla preservazione d’uno stato che colui che lo acquista abbia sua propria virtù, o almeno tutte quelle cose che nascono dall’arte militare e dalla politica, e non prenda solamente l’appoggio altrui.

Si veggono uomini che per fortuna e per occasione ascendono a grandissima signoria; ma per conservarla manca loro la prudenza e la virtù necessaria, e così la perdono. Perciò è manifesto come sia meglio e più sicuro ad un principe acquistare uno stato con sue armi e con virtù propria, che non con quelle altrui e con la fortuna; perciocchè, possedendo sue armi e virtù, egli ha mezzo di sostenersi e di vincere; ma se la sua sorte gli vien meno, avendo le cause sue, sa rimediare; d’altra parte, se non le ha, è fallito.

Un’altra cagione per cui è difficile conservare i principati nuovi è la pluralità delle turbe e dei popoli che vi sono soggetti; però è bene che chi acquista uno stato nuovo o lo riforma pensi a due cose principalmente: all'ordinare buone leggi e al lasciar buoni costumi; e di queste due, la prima è la più necessaria; perchè se le buone leggi si stabiliscono, i costumi facilmente vengono a modo, e se i costumi si riputassero buoni, senza buone leggi, non può durare lo stato. E ciò si vede chiaramente nelle repubbliche che hanno perdute la loro libertà per mancanza di buone leggi.

Per conseguire ciò che si è detto, il principe nuovo deve fare due cose: innanzi tutto riformare lo stato, e poi persuadere i sudditi a tenere il nuovo ordine di cose. E il modo di persuadere è o con le armi, o con l'autorità, o con la larghezza; ma la larghezza sola non giova a mantenere lo stato senza le armi e senza l'autorità; e l'autorità senza esercito non è forte. Perciò il principe che si vuol mantenere ha bisogno di avere un esercito proprio e di non dipendere da mercenarii o ausiliarii, i quali sempre son pericolosi.

Gli eserciti si possono avere in tre modi: con le armi proprie, con le armi di altri, o con industrie e scuse. Le armi proprie sono quelle che dà la città o il popolo al principe; quelle di altri sono i mercenarii; e le industrie e scuse sono le istituzioni e i magistrati e le buone leggi che procurano de' sudditi il meglio. I mercenarii sono pericolosissimi; perciocchè non hanno affetto verso il principe, anzi volentieri opprimono, se gli conviene, e lasciano il servigio al momento che v'è più bisogno, come s'è veduto spesso nelle cose d'Italia.

Gli ausiliarii, quelli cioè che vengono da un altro principe in aiuto, son peggiori ancora; perciocchè coloro che prestano tale aiuto hanno le loro proprie ragioni, e spesse volte mirano a subvertire più che a sostenere; e se il principe trovato e aiutato perde il favore, egli rimane senza difesa. Perciò, chi vuol conservarsi deve avere forze proprie; e se non ha, meglio gli è non attaccare. Questo è tanto vero che spesso i principi nuovi che si sono mantenuti l'han fatto per virtù e per armi proprie, come fece Romolo, e come fecero molti altri antichi, i quali per valore proprio vinsero e mantennero grandi signorie.