Tutti i principati sono stati e sono o repubbliche o principati. I principati sono ereditarii e nuovi. Quelli ereditarii, quando il principe muore e gli succede qualcheduno della sua famiglia, temonsi poche difficoltà e per lo più per abitudine e per amore delle sue famiglie si conservano. Quelli nuovi nascono o per fortuna o per virtù. Quelli che nascono per fortuna si mantengono coll'aiuto delle forze altrui; e questi son generalmente deboli e poche volte stabili. Quelli che nascono per virtù si mantengono colle proprie forze; e questi son per lo più forti e sempre stabili.
Ci sono poi due generi di nuovi principati: uno acquistato con le armi e la virtù propria, l'altro acquistato con le armi e la virtù altrui. Quelli che col favore altrui acquistano il principato e lo mantengono col favore altrui, sono sempre infelici: e il motivo è perché coloro da cui dipendono, avendo volontà propria, possono trar via il favore quando vogliono; e così il principato non ha stabilità. Ma quelli che colla virtù propria e colla forza acquistano, si mantengono, perché hanno forza propria. Le milizie sono di quattro generi: proprie, mercenarie, ausiliarie e miste. Le mercenarie e le ausiliarie sono pericolose e incerte; le proprie e le miste sono più sicure; ma quelle miste hanno difetto di prudenza se il principe non sa tenerle in buon ordine.
Perciò è necessario che un principe sappia ben usare la bestia e l'uomo: la bestia, perché bisogna sapersi rendere temuti, e l'uomo, perché bisogna parer pietoso, fedele, umano, religioso; ma tanto che, se bisogna scegliere, è meglio essere temuti che amati, se non si può essere entrambe le cose. Gli uomini offendono più volentieri colui che amano che colui che temono; perché l'offesa più temono dal timore che dall'amore. Perciò il principe, se vuole conservarsi, deve imparar l'arte della guerra e non fare troppo conto della pietà e della fedeltà, quando queste possono esser d'ostacolo alla sicurezza dello Stato.
I popoli e i principati sono tenuti insieme da due cose principalmente: dalla legge e dall'armi. Le leggi servono a regolare le azioni civili; le armi servono a difendere lo Stato e a mantenerne la libertà. Un principe nuovo, che viene in un paese che parla altra lingua, e abita usi diversi, trova maggior difficoltà a conservarsi che quello che regna nella sua patria per nascita. Perciò bisogna dividerli, o stabilire colonie, o raderli al suolo, o abitarvi in persona, o lasciare la legge e le leggi antiche, e cambiare i costumi; e probabilmente la miglior modo è stabilire colonie e usar contadini e guardie fedeli.
La principale ragione per la quale gli antichi principi perdono i loro stati è perché trascurano le armi e la virtù, e si affidano alla fortuna o all'operato degli altri. Non si può tener salda una cosa senza l'esercizio continuo; e ciò vale ancora più per le arme che per le leggi. Chi vuol conservarsi deve avere sempre pronto esercito e buon consiglio; e per avere buoni consiglieri bisogna scegliere uomini audaci e prudenti, non sì che il principe sia comandato da loro, ma che sieno strumenti fedeli ai suoi ordini.
Chi conquista un principato con l'aiuto di altri, se non può fare uso della propria virtù, e non può impiantare leggi proprie, rimane instabile. Mutare le leggi e le istituzioni è ciò che più inquieta i popoli; il principe che si limita a conservare le leggi antiche e a non molestare i costumi, ottiene amore e tranquillità. Ma se bisogna mutare, è meglio lo fare rapidamente e tutto insieme; e quando si è fatto, la nuova disposizione dà tempo al popolo di adattarsi.
Coloro che posseggono la cittadinanza e le vecchie famiglie son difficili a gestire; perché amano le lor libertà e dispongono di amici e di concetti. Quando si viene a capo di loro per via di eccezione, bisogna o distruggere le loro rocche e i loro capi, o, se si può, tenerli in riverenza e fuor di pericolo col dare loro qualche privilegio, purché non si permetta che seguano ardire contro lo Stato. In generale, la prudenza di un principe si manifesta meglio nell'aprire nuove strade e nel moderare i pregiudizi.
Per mantenere uno stato nuovo occorrono due cose principali: l'affetto del popolo e buone forze armate. L'affetto si acquista per beni e per giustizia, ma più fortemente per i beni che per la giustizia, perché gli uomini ricordano più facilmente i benefici che le norme. Tuttavia non bisogna abusare delle grazie per non cadere in disprezzo; e la miglior via è far vedere al popolo che ogni atto è fatto per pubblico bene e non per privato vantaggio del principe.
Chi vuol regnare deve considerare la condotta passata degli uomini e dei popoli; perché i costumi antichi restano sempre forti, e le abitudini sono difficili a mutare. Perciò il principe prudente studia la storia e l'esperienza degli altri per imparare dove è meglio agire con fermezza o con indulgenza. La memoria degli antichi favori e delle antiche offese mantiene l'equilibrio sociale; e chi governa bene sa alternare misericordia e severità secondo il bisogno.
Per concludere, la fortuna governa la metà delle nostre azioni, ma lascia l'altra metà alle nostre virtù e operati. Chi è ben preparato trova la fortuna favorevole; ma chi conta soltanto sulla buona sorte, cade facilmente. Pertanto s'ha da esser pronti a mutare i piani secondo la circostanza, e a mostrare fermezza e audacia quando è necessario; poiché la flessibilità unita alla fermezza è la meglio qualità per conservar uno Stato.