Gli uomini si universali chiamano volubili, e per questo chi vuol far agli altri del bene, dev'essere pronto a servirsi anche dei mali; perché naturalmente si conosce che l'uomo è inclinato a non tenere la parola, e a mutare, e a tradire, sì che il principe, se si regge alla pura virtù della fede, resterebbe sconfitto. Perciò è necessario che egli sappia come fingere e simulare; e nello specchio di quella natura, che ha a farsi considerare, possiede anche la forza di sembrare cristiano e di farsi conoscere come tale, mentre in sostanza può contenere e praticare l'arte militare, e tutte quelle cose che la sua conservazione richiedono.
È dunque necessario che il principe conosca bene come usare quello che appartiene all'uomo e come fingere di tenere quelle virtù che non gli appartengono; e perciò gli è utile non esser né tutto bene né tutto malvagio; e quando gli è necessario, egli dev'essere pronto ad esser crudele; ma purché lo sia in maniera che il male venga applicato d'un colpo e per causa necessaria, e che il bene sia diffuso pian piano e in numerose opere, onde gli uomini, godendo del bene, dimentichino il male fatto loro.
Perché si deve sapere che gli uomini dimenticano più facilmente la morte del padre che la perdita del patrimonio; e se il principe è costretto a tagliare la testa a qualcuno, o a strappare un bene, conviene che faccia queste cose in una sola volta e con breve risentimento; e non che le cose stiano così che gli uomini, menomati in più parti, ogni giorno acquistino più odio contro il principe, onde alla lunga si volteranno a ribellarsi.
E perciò principi che si sono mantenuti con molti mali, come Cesare Borgia, hanno ottenuto gran stabilità quando hanno fatto tutto d'un colpo; e quando il male è dimostrato necessario, gli uomini lo sopportano meglio. Ma quando il male è recato in piccole parti e per capriccio, si genera più odio che non si guadagni utilità. Il principe avveduto rifugge dall'apparenza di essere indegno, e perciò mostra che ragiona sempre per lo stato, e fa parere che tutto ciò sia fatto per il bene comune.
Inoltre bisogna capire ch'è meglio essere temuto che amato, quando non si può essere tutte e due insieme. Gli uomini son ingrati, invidiosi, simulanti, ignobili; se tu ti appoggi alla loro fedeltà, sarai sempre disingannato; ma se ti appoggi alla loro paura, avrai meno da temere, purché non esageri e non induca l'odio più che il timore. Perciò il principe dev'essere veder ch'egli si tenga lontano dall'odio, e dimostri la severità quando è necessario, ma sempre con misura e con quel poco d'ostilità che tiene l'obbedienza.
La generosità mal regolata impoverisce il principe e lo renda disprezzabile; e la vera liberalità sta nel saper usare le ricchezze in modo che gli uomini riconoscano la magnanimità senza che il tesoro del principe se ne diminuisca; ciò si ottiene con impieghi che facciano fama anzi che spesa. Coloro che fan prodigalità e spendono per apparire liberali, senza risorse sicure, debbono poi imporre tasse, e cadono nell'odio del popolo; e quando il principe non può impedire ciò, meglio è ch'egli ricorra al saccheggio dei suoi nemici, o a genti straniere, piuttosto che gravare il proprio popolo.
Un principe che voglia conservarsi deve mantenere l'apparato militare, e deve sempre esser pronto alle armi; perché le armi sono la vita dello Stato. Non serve a molto far legge e giustizia, se si è privi di quegli strumenti che difendono lo Stato. E perciò chi manca di forze armate, o si avvale d'altrui, o si sottomette a mercenari, o a condottieri, non potrà mai garantire la propria stabilità. Il principe dunque dev'essere il primo a conoscere le arti militari e a provvedere soldati che gli siano fedeli.