Divina Commedia: Inferno - Canto XXVI

Dante Alighieri

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Io non intendo, e temo, che tu sia 'l primo che di parlarmi di quel mar diviso fato avesti, e puoi parlar pur troppo scio.

Veggio già nel tuo viso e nel tuo petto quel ch'a dire vorrei; onde vo' attento che tu mi segui, e prega Iddio che 'l fatto che tu udirai non sia senza pentimento.

Né, se 'l parlar mio possa farti bene, vo' negarlo; ma se 'l parlar mio inganna, perché t'apparecchiò il ciel sì poco a te,

sappi che già molte volte fui vinto alla dolcezza di parlar, e alla corte che facea innanzi a me la mia lingua.

Ma poi che 'l voler mio divenne atto, però ch'io lo posi in uso ritenuto di far le cose grandi, e non racconti,

io parlai come parlano i forti: non per lo dire, ma per lo far ciò ch'io dico; ch'i' avea animo di temer poco.

E mentre venimmo ove 'l mar s'inarca sopra le rive e par che tutto insieme si stringa, e non lasci loco a navigar,

vidi, e conobbi un legno che venia sotto portento e sotto mar maraviglia, come di molte lingue era copia.

Là dentro avvegna ch'io misi ancor la fronte, e discorsi al navicel sovra l'orme che lasciammo e che fanno andar sì forte,

e dissi: "O uomini, che per forza o per inganno vivete consumando il mondo e 'l mare, che ciechi siete e a voi non giova il danno,

guardatevi da me: se mai siete uomini lo cuore vostro, e se lice a parlarmi, ch'io son Ulisse, che un tempo ebbi nome che fu magnanimo e or è nome di rovina."

Questi parlò così; ma il suo parlar fu breve, e tosto soggiunse: "Noi fummo eroi che facemmo a pena il ferro e il sangue in guerra,

e volgemmo l'arme in altro uso e in altro per lo folgore che ci mosse all'opra; non eravamo allora uomini da sèmere.

Poi che fummo d'ogni costume stanchi, volgemmo l'esca e non più l'ira a quella che già ne diede il segno e l'antico affetto.

E io, ch'avea sì lunga sete di sapere che 'l mondo al mio voler parve stretto, non meno che 'l mare a uomini stretti,

mittei insieme un poter e una ventura per andare oltre, e lasciai la patria, che già m'era cara, e feci altra scura.

O degli uomini umilmente audaci, che per la lingua e per l'ingegno e per l'opra vincete i tempi e fate de' segni altri!

Questo è il mio modo e il mio fine ultimo: noi volgemmo la nostra vela e andammo sove che mai non navigò persona.

Considerate la vostra semenza: Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza."