Vi sono due modi di combattere per acquistare uno Stato nuovo; o con le forze proprie e le qualità, o con quelle altrui. Quelli che s'acquistano con le forze altrui e con le loro qualità, tengono lo Stato sempre in pericolo; perché non essendo loro le forze, quando vogliono i præstatori, le lasciano; e se essi si appoggiano a qualcuno potente, o lo acquistano, o lo perdono; e se lo acquistano, allora lo acquistano per dipendere, e non essere liberi; e tutte quelle signorie che furono acquistate con l'aiuto d'altri, furono sempre perdute; perché essendo le forze d'altrui, chi le presta un giorno può levarsele l'altro. Né vale qui come argomento che si può anche uccidere colui che ti presta le forze; perché chi fa questo manda chi l'assiste ad avere la vita incerta, e fa si che nessuno venga più a prestargliene. E questi principati si mantengono o per virtù, o per fortuna, o per aiuto d'altrui. Quelli che con le forze proprie acquistarono la signoria, non furono mai messi in così grande pericolo; perché le forze loro non possono mai essere tolte loro se non dalla fortuna. E con più facilità scaccia chi si fonda sulla fortuna e sugli aiuti, che chi si fonda su se stesso e su le sue forze. Questi principi non si mantengono che per virtù e per prudenza; e chi per virtù può conservare la signoria, più è raccomandabile e più durabile è il suo stato.
Gli esempi di coloro che con le armi e con le forze proprie hanno acquistato i principati, e li hanno mantenuti, sono molti e chiari. Adonibezzi e Scipione affermano che la provincia di Milano, che Ludovico Sforza acquistò con le forze altrui, e la mantenne qualche tempo, la perdé perché non avea quelle forze sue; ma Francesco Sforza, ch'era di sangue basso, e avea alle sue spalle le forze sue, e l'animo suo, e per virtù sua la acquistò, e con essa la tenne. Così molti altri esempi dànno a capire che chi acquista con forze proprie, e con valore, tiene il dominio più saldo.
Vi sono poi due generi di principati nuovi: alcuni che sono acquisiti col valore di chi li acquista, altri che lo sono per fortuna o per la volontà d'altri. Quelli che si acquistano col valore sono mantenuti per virtù; e quelli che si acquistano per fortuna o per volontà d'altri, si mantengono con difficoltà. Gli esempi degli ultimi: Cesare Borgia (Duca Valentino), che per sua fortuna e per le circostanze, e per l'aiuto dello Stato pontificio e di Papa suo padre, fu portato a grande potere; ma poi, rimossa quella fortuna e quel favore, cadde. Così avviene a tutti coloro che si affidano a forze altrui o alla fortuna; mentre coloro che per propria forza ed arte acquistano signorie, le mantengono meglio.
Bisogna dunque esaminare come si possano mantenere le signorie acquistate con forze propri; e perché, se sono acquistate con virtù, sono più stabili; e perché se la propria industria e disciplina non bastano, la fortuna facilmente le travolge. E le città e le province che, per abitudine e per leggi, sono uscite d'ogni dominio, e sono state per loro natura libere, è cosa ardua rimetterle sotto il dominio di chi le ha tolte; e anzi si conservano meglio coll'aiuto di altezza e con le forze proprie, che col favore d'altri. Questi che vogliono tenere quelle province, debbono trovare rimedio; e se non possono, è da tenere la signoria con misure risolute e con perseguire di allontanare ogni possibilità di ritorno della libertà. Perché ancora una volta è più facile rimettere un paese soggetto sotto dominio, che conservarlo soggetto dopo che ha acquistato libertà.
Vogliamo ora occuparci delle armi mercenarie e miste. Chi ha una signoria sostenuta da mercenarie o da ausiliarie forze, non potrà mai conservarla: perché le truppe mercenarie sono disordinate, inaffidabili, e non hanno coraggio; e quelle ausiliarie, essendo forze d'altri Principi, se sono necessarie, questi le tolgono, e se non, si rivoltano e fanno quello che più loro piace. Le armi mercenarie hanno sempre mala reputazione, e nella prova sono scarse. Queste dànno discredito al principe e gli pongono la sua signoria in pericolo. Perciò i Principi che sono per natura vigorosi, talvolta sono costretti a ricorrere a tali truppe per necessità, ma chi può evitarlo, avrà sempre più sicura la sua signoria se usa le proprie milizie.
Gli esempi dimostrano che le truppe mercenarie hanno fatto de' mali e non de' beni. La Francia ha spesso fatto uso di mercenari in Italia, e per questo molte cose perdé. Se si considera come si comportano i mercenari in tempo di guerra, vedremo che più spesso sono causa di rovina per chi li adopera: perché essi cercano il proprio profitto, non la gloria del signore; e se la sorte si volge avversa, lasciano il combattimento o fuggono. Perciò i principi savi hanno sempre preferito avere soldati loro, nativi, armati e addestrati sotto di loro, e non di aziende di mercenari che vengono e vanno.
A parte le truppe mercenarie, vi sono le ausiliarie, che sono forze di altri Principi chiamate a soccorrere: esse son ancor peggiori; perché mentre quelle mercenarie guardano al loro interesse proprio, le ausiliarie appartengono a uno Stato amico, il quale avendo le sue proprie ragioni, vuole e può portar via quelle forze quando più gliene aggrada; e non è cosa rara che, abbandonando il loro alleato, usino poi quelle truppe contro di lui. Perciò il principe che vuol mantenersi, se vuole essere signore indipendente, deve fondare la sua forza sulle sue proprie armi e sui suoi cittadini armati.
Per mettere rimedio alle deficienze delle armi altrui, i Principi hanno cercato mezzi misti: vogliono alcuni soldati loro e altri d'altri; ma questa mescolanza non giova, perché i soldati a bando creano disordine, e gli ausiliari e mercenari portano sempre pericolo. Il miglior modo è di avere le proprie milizie, addestrate, fedeli e ben comandate; ed essere pronti a ricorrere all'arte e alla prudenza per mantenerle. Perché se un principe non ha le armi sue, non sarà mai veramente libero; e tutte le sue arti e sue politiche son vane, se non ha da sé la forza militare.