Tutte le diverſe ſpecie di ſtati, e di dominj, e il modo di conſervarli e procurarsene, vengono à ſaperi, che in cotal materia vi vogliono conoscenze particolari; ed io, per quanto alla verità ho veduto, e sperimentato, nelle mie occorrenze, più cose che altri uomini, e perciò rinchiudo qui alcune, onde possano servire alla deliberatione di chi desidera acquiſirne la cognizione, che non debbia con altra dilazione perdere tempo, ma ponga mano alla lettura di questo Libro; e credo che ciò gli sarà utile, s'e' vorrà prestar mente a quello ch'io dico.
Tutti gli Stati, e dominj che non hanno altro che l'armi proprie, sono debili e facilmente preda di altri; e quelli che possono contare su' mercenarii, o su' truppe federate, non possono vivere sicuri; e quelli ancora che vivono per proprie forze sono i più saldi e durabili. Io dico che la necessità, e l'esperienza insegnano ciò; perché tutte le volte che uno stato è fondato sopra le armi altrui, interverrà cagione che gli farà toccare la sua rovina; e questo per due ragioni: o perché quelli che lo mantengono avranno nessuno valore, o perché ciascun di quelli vuole maggior compenso, e vuol dominare; e così rendono presto inoperoso chi su di loro sperava.
Gli esempli della storia ne sono pieni. Se tu leggi la favella de' nostri tempi, vedrai che molti principi, e molte città, sopravvengono e cadono, e sempre cagionati dalle armi straniere. L'esperienza ci mostra ancòra che i mercenarii non sono buoni né da fidar; e le compagnie condotte da uomini domestici riescono più efficaci. Perciò mi pare che il primo punto, e una materia fondamentale, sia: di giudicar bene de' mezzi di fortuna, e di virtù dell'uomo; la fortuna è quella che ci regge alcune volte, e la virtù è quella che ci ferma; e chi vuol avere buona sorte, de' suoi tempi, non de' travagli altrui, dee badare alla prudentia di persuadersi, e a dar mano ad esso con proprie forze.
I principati nuovi si acquistano o con le arme proprie, o con quelle altrui, o con la fortuna, o per virtù; e chi si attiene agli altri, e non ha propria potenza, è soggetto a molte sorti. Chi acquistò lo stato con le armi proprio, e con valor suo, come spesso avvenne, rimase sempre saldissimo; perché gli costò fatica, e perciò egli seppe reggervi. Gli esempli ne son frequenti nella storia antica; e quelle volte che un uomo solo, per virtù, vinse uno stato, e lo tenne con sue forze, sempre durò; e dove uno, che non avendo né la virtù né le armi proprie, ebbe quello per fortuna, cadde presto.
Vi sono ancora i principati misti, che, per esser nuovi per la lingua, o per la nazione, portano singolari difficoltà. Quando un principe nuovo acquista un dominio che si parla differente lingua, e ha costumi diversi, egli trova in quelle contrade moltissime difficoltà; e o farà tali condotti, che li potrà soggiogare, o volerà via, o sarà rovinato. Però se egli porta colà gente affidabile, e pone forte presidio, spesso manterrà il possesso; e quando ciò non è possibile, bisogna rendere le città amiche, e mutare le leggi, e non opporre al volgo libertà che gli fosse naturalmente gradita.
La maniera di governare le città e i popoli soggetti che prima erano liberi, è una delle più difficili; perché essi, o sono di rado soggetti, e ritornano facilmente alle libertà antiche, o, se si son del tutto soggetti, odiano l'oppressione. A questo caso non è modo che prenda luogo più facile: o si distrugga la città, o si vadino a pigliare infimi, o si corrompano i principali; e ciascuno di questi modi ha grossi pericoli, ma, se ben praticati, possono assicurare il principe. E se ciò non si fa, e il principe lascia a loro le leggi, e le consuetudini, ma mette gente che li governi, quasi sempre muoiono le cose del principe; e gli esempi son innumerevoli.
Perciò, in somma, chi vuol acquistare un principato nuovo, e conservarlo, gli è mestieri o avere le proprie armi, o tornare grazie a virtù, o por mano a rapida violenza, o far buon uso della fortuna; e bisogna conoscere i tempi, e le occasioni, ed usare di quel che si accorda alle forze del principe, e alla natura del popolo; e così egli vivrà sicuro, e non si affiderà a speranze vane.