Chi vuol esser buon duce, de' popoli, ha da guardare a quello che l'uom fa, e non a quello che egli dice. Onde molti, perchè non hanno conosciuto la natura umana, hanno inteso male quello che dico, e pensando quello ch'io propongo sia per approvar mali, perciò mi hanno ritenuto vituperoso e poco onesto. Io dico che è necessario per uno principe, se vuol conservar lo stato, imparare a non essere buono; e che, essendo questa necessità, egli parrà e dovrà non esserlo. Perciò voglio che tu sappia come i principati nuovi siano mantenuti.
Dei principati e delle signorie, alcuni sono stati acquistati dalle armi proprie e dalla virtù, altri dalle fortune e dalla bontà altrui; uno però sempre ha da considerare: che i principati nuovi e le signorie, per quanto possano esser acquistate con fortuna, senza le armi proprie non si possono mantenere a lungo. Gli esempi de' tempi antichi e moderni insegnano che le cose acquistate con le armi e con le virtù degli uomini sono salde e durevoli; quelle acquistate per l'aiuto altrui, per fortuna e per l'armi altrui non si conservano a lungo.
Chi dunque desidera mantenere un nuovo principato, ha da sapere che cosa gli è stato necessario far per conseguirlo, e ciò gli servirà più che l'onore, e più che la bontà. Gli stati che si possono tenere senza arme proprie, sono quelli di chi, per favore de' loro cittadini, o per altra buona disposizione, non hanno a temere invasione; ma quelli che si acquistano per le armi e per la virtù, hanno bisogno che il principe vegga come conservarle, e ciò richiede forza e prudenza.
Perciò i capitani che mediante le armi altrui e la fortuna acquistano signorie, cadono per quelle stesse armi; e quelli che si servono d'altrui cittadini e d'altri uomini, perdono lo stato per la medesima cagione. Non è cosa più difficile né più pericolosa che riformare lo Stato, e coloro che con forti e nuove istituzioni intendono rinnovarlo, hanno da sostenere odi e inimicizie, e perciò hanno a star molto cauti e forti.
Gli esempi de' Romani parlano apertamente; che tutte le volte che riformarono e chiesero nuove cose, fecero uso prima di armi proprie, e poi di buona politica. Perciò, quando uno regge uno stato nuovo, ha bisogno più dell'arte di sostenere che di quella d'acquistare. La natura degli uomini è ingrata, volubile, simulatrice, amante del presente, tutto credente alle necessità; e chi vuol conservarsi principe, ha da imparare a non fidarsi troppo della bontà d'altri.
Infatti coloro che, avendo acquistato uno stato, per bontà e senza violenza lo mantengono, come Sforza in Milano, o dettero modello o furono occasione di esser attaccati; poichè i popoli, abituati alla libertà, e vedendo nuovi signori che voglion per benevolenza e non per forza trasformare le cose, sperano di ritornar alla prima libertà, e perciò sono sempre pronti a cedere al primo che promuova tale speranza.
Per mantenere uno stato, perciò, il principe deve sapere temperare crudezza e clemenza; se egli eccessivamente si mostra buono, perde la sua autorità; se troppo crudele, può suscitare odio. Ma Machiavelli soggiunge che conviene che, quando si faccia del male, sia fatto tutto insieme, tanto che il male, essendo compiuto, non sia continuamente rinnovato, acciocché poi il principe possa consolare con benefici continuati.
Gli uomini dimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio; perciò i danni arrecati da un principe perdurano più a lungo nella memoria dei sudditi che i benefici. Dunque è meglio per un principe non tappare tutte le libertà, ma sol quelle che tolgono l'autorità al principe; e dove convenga scegliere fra l'esser temuto e l'esser amato, è più sicuro esser temuto che amato, se non può esser l'uno e l'altro insieme.