Gli stati, infatti, o sono repubbliche, o principati. Principalmente questi ultimi possono dividersi in tre modi: o sono principati ereditarii, o nuovi, o misti. Quelli ereditarii sono facili a governare quando il popolo ha da molti tempi per consuetudine usata la famiglia del principe. Perché, essendo la sua autorità fondata su abitudine, non bisogna mai temere che la loro lealtà si possa mutare, se pur qualche cosa accade alla persona del principe. E perché se succede che qualche cosa accada al casato, e al presente principe, come quando si succede una tirannide nuova, il popolo non è poi così pronto a cambiar governo come si crede; anzi, più tosto per la consuetudine che ha di essere governato da quella famiglia, gli parrà che cambiando la persona cambi anche il governo, e di ciò sarà trattenuto; e perciò la cosa non è così pericolosa come si immagina.
I principati nuovi sono due modi: i primi, o sono stati acquistati con le armi e la virtù propria, e con merito; gli altri sono stati acquistati o con le forze altrui e fortune, o con il favore del popolo. Quelli che sono acquistati con le armi proprie e con la virtù sono sicuri e durabili; perché il principe che si acquista uno stato con le proprie forze e con la sua virtù, se bene può per l'avversità temporale esser vinto, nondimeno se fa bene tutte le altre cose, ha solide cagioni di conservarsi. Ma quelli che si acquistano con le armi di altri o con la fortuna, sono fragili e di breve durata; e se la fortuna non gli aiuta, cadono. È difficile mantenere quello ch'altri hanno acquistato con la propria virtù; colui che conquistò uno stato con le armi e la virtù altrui sarà sempre debole, perché non ha il mezzo di difendersi se gliene manca il favore e la protezione degli amici che l'hanno aiutato.
I principati misti, poi, sono quelli che si aggiungono allo stato del principe preesistente; e forse non vi è cosa più difficile da mantenere e più pericolosa che un principe nuovo, o nuova casa, aggiunta a uno stato già stabilito. E ciò avviene per varie cagioni: o perché il nuovo principe muta usanze e cose fatte, e guasta quelle consuetudini che la gente era già avvezza ad avere; o perché chi era signore della terra prima avea amici e protettori, e coloro che erano i sudditi di quel principe sono avversi al nuovo; o perché il principe nuovo si serve di guastatori e di stranieri e di popolazioni semplici, e ciò confonde e turba il paese; o perché l'acquisto è fatto con le armi altrui e con la fortuna, e tali fondamenti sono instabili.
Per conservare dunque uno stato nuovo e misto, bisogna che il principe vi si applichi con ogni suo sforzo: o rimuoverne le cause di malcontento e di inimicizia, o mutarne le istituzioni in modo tale che gli antichi sudditi non soffrano danneggio, o distruggere la casa del principe precedente affinché nulla rimanga che possa far ritorno; e infine sia imboccata una via prudente fra il favore del popolo e la paura dei grandi, perché l'appoggio de' più può giovare, e i grandi possono attristare e far insidiamenti.
Se il principe logora le ricchezze dello stato nel vivere sontuosamente, e abbandona la cura delle milizie proprie, egli indebolirà la sua signoria più ch'ogni altro male; e così quando il principe reca nel suo stato nuovo guastatori e soldati mercenarii, e non adopera le forze sue, offre occasione di disfarsi. È dunque necessario che abbia armi proprie e soldati fedeli, e che sappia l'arte militare; e se Deus volesse, o le circostanze, potessero far sì che il principe non avesse bisogno d'armi, e potesse vivere in pace, nondimeno è prudentissimo che si sappia difendere, e che la sua signoria sia ben disposta e forte.
Perciò il principe che pretende esser amato e non temuto, non conosce la natura dell'uomo: poiché gli uomini son ingrati, volubili, ipocriti, dissimulatori, evasivi nel pericolo, pronti nell'inganno per bisogno. E perché il principe non debba trovarsi tradito, è più sicuro che sia temuto che amato; ma è però necessario che non giunga ad odioso, onde la paura si converta in odio. La stima più utile è quella che si mantiene con il timore, ma temperata dalla giustizia e dalla limitazione del potere.
In conclusione, nei principati misti e nuovi, più che da ogni altra cagione, il tutto dipende dalla saggezza e dall'arte del principe nella gestione di persone e cose: rimuovere i principi precedenti che possono far ritorno, mantenere la buona volontà del popolo con leggi e con ordine, armare e disciplinare le milizie, e non contare sulle fortune o sugli aiuti stranieri. Con queste operazioni il nuovo signore potrà consolidare il suo dominio, e se vorrà mantenerlo e renderlo durabile, dovrà continuamente badare all'arte della guerra e all'arte della politica.