È da notare come vi siano due modi di formare Principati nuovi: o con le armi e la virtù propria, o con quelle altrui e la fortuna. I Principati nuovi che si acquistano con le armi e la virtù propria sono quelli delle città e delle province che, con l'animo e con le forze proprie, si sono rese autonome; e il modo di tenerle e conservarle è tutto nelle forze tue. Quelli che si hanno con le armi e la virtù altrui sono quelli che si acquistano per aiuto di altri, ovvero mercenarii, o per effetto di fatti altrui, come furono i principi che Roma pose nelle province d'Italia, e simili; i quali durano finché dura l'appoggio altrui, ma poi, cessato quello, cadono. È da considerare poi che chi acquista per virtù propria non può mancare di tener ciò che ha acquistato, se usa bene le sue forze e la sua virtù. Chi 'l acquista con fortuna e con armi altrui, e non ha virtù propria, non può durare; perché la fortuna è mutabile, e l'appoggio degli altri è soggetto a cambiare.
Il principe che si fonda sopra le armi mercenarie o ausiliarie, come hanno fatto molti signori, si mette in pericolo. Le milizie mercenarie, infatti, non sono affidabili; esse si combattono per paga e per interesse, e sotto pressione si disfano; e quando si son dovere usare con animi né fedeli né ben disciplinati, voltano il favore per denaro o per convenienza. Le milizie ausiliarie, cioè quelle fornite da un altro principe potente, sono peggiori ancora, perché non sono sotto il tuo comando, e quell'altro le manterrà e userà secondo i suoi fini, e se avrai bisogno saranno ritirate. Perciò gli Stati che si tengono con armi altrui sono fragili e esposti a soccombere quando la fortuna o l'interesse mutano.
È dunque manifesto ch'egli è bisogno di avere soldati propri se si vuole conservare uno Stato nuovo o antico; e per avere soldati propri non vogliono grandi difficoltà se il principe è virtuoso nell'arte di guadagnarli e disciplinarli. E perché le armi e i modi di fare la guerra si sono cambiati con gli anni, e la virtù politica consiste nell'adattarsi, è necessario che il principe studi l'acquisto e la conservazione dello Stato, e non si affidi alle caste delle città o alla milizia mercenaria. Alcuni dicono che il principe non debba farsi amici col popolo, ma col principe potente; ciò è errore: il popolo è più fedele se ben governato e teme meno di ricambiar male, mentre i grandi possono mutar consiglio secondo loro vantaggio. Perciò chi tiene il popolo come alleato è meglio assicurato che chi si appoggia ai grandi.
Gli esempi antichi e moderni mostrano come i principi nati in case regnanti tengano più facilmente il dominio che quelli nuovi; perché i principi nati in quella condizione trovano nelle cose ordinarie la loro posizione e i loro modi; ma coloro che son nuovi, se non hanno virtù e capacità, sono sopraffatti dai nemici e dai nemici interni. Ma fra i nuovi vi sono quelli che hanno acquistato uno Stato per fortuna e per favore d'altri, e quelli che l'hanno acquistato per loro valore; e questi ultimi mantengono più facilmente quello che hanno guadagnato, perché sanno di che forza si è bisogno e come disciplinare gli uomini.
I feudatari e le famiglie grandi costituiscono un pericolo per chi vuole tenere uno Stato nuovo. Quando egli viene alla signoria, e sono più deboli delle città o delle nazioni che soggiogò, è spesso necessario che tagli le radici e le famiglie che possono far rivolta. Perciò, per tenere lo Stato è sovente necessario spogliarle e turbare quelle forze che lo minacciano; altrimenti si sarà sempre a rischio di congiura. Per esempio, i nuovi signori devono eliminare i potenti, perché, lasciandoli, essi possono soggiunger disordini; e in questo modo molti principati sono perduti perché il principe ebbe pietà o remore di punire i potenti.
È noto che molti Principati sono soggetti a uscir dalla prima origine e a ricadere in libertà; per questo bisogna considerare le cause che fanno questi mutamenti. Le antiche città che godevano di libertà, se vengono soggiogate e hanno leggi antiche e usi, difficilmente si reggono con un nuovo principe perché i consuetudini e l'amore della libertà resistono. Se tu vuoi tenerle, devi disfare le loro vecchie potestà, o colonizzarle, o stabilire una nuova forma che impedisca la ricostituzione delle vecchie libertà; e il modo più sicuro è di ridurre in condizione di totale sottomissione quelle città ribelli, o popolarle con gente fedele.
Quanto alle cause per cui i nuovi Principati si perdono, bisogna dire che sono principalmente quattro: la crudeltà che non è necessaria, la menzogna nelle promesse, la mancanza di pietà e di umanità, e l'incostanza. Il principe dunque deve usare forza e severità all'inizio per assicurare l'ordine, ma poi mantenere la clemenza per guadagnare amore; e però usare la severità tutta insieme per un punto, e non protrarre la durezza in modo che la gente lo odi. Così facendo, si conserva la fama di risoluto ma non ingiustamente crudele.
Infine bisogna considerare come la fortuna governi molte cose, ma lasciare aperto il campo alla virtù è necessità. La fortuna può dare l'occasione, ma non può mantenerla senza l'arte e la prudenza del principe. Così i nuovi principi che s'appoggian solo sulla fortuna e non si esercitano nelle arti del governo, presto perdono quello che han acquistato; mentre quelli che fanno uso della loro virtù, disciplinano le armi e le leggi, conservano lo Stato. Perciò studiare gli esempi e conoscere le qualità necessarie è il vero mezzo per mantenere il principato.