Il Principe

Niccolò Machiavelli

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I principati ereditarii, quando quelli che li possedono sono virtuosi, o comunque usano di buona politica, si conservano con più facilità che non gli altri. Ma se l'erede è stolto e non osserva le antiche istituzioni, egli tuttavia frequentemente conserva il principato, perché il popolo è avvezzo alla stirpe, ed a ciò che l'occhio e la mente furono abituati; e questa consuetudine fa più ad assicurare il principato che non l'aver buone leggi o buono esercito, quando l'altra qualità manca.

Per questo se il principe è onesto per sé, o se è di mala condotta non si discosti troppo dai costumi del suo paese e non tolga le proprietà dei cittadini né le loro donne, ma lasci alle sue persone i costumi usati, ciò che più volte ha fatto la Repubblica di Roma, e perciò durò sì a lungo. Però questa regola vale principalmente per i principati ereditari; e nei nuovi principati, o in quelli misti, bisogna ben tener conto della natura delle città e delle famiglie che sono soggette a quel principe, perché quelle che hanno leggi e istituzioni proprie, e non stanno soggette a un principe che ha la medesima lingua, amministrazione, e costumi, sono difficili a conservarsi.

I principati nuovi che si acquistano con le armi e con la virtù sono quelli più duraturi e semplici a governarsi, come furon quelli di Romolo, di Teseo, di Moisè; ma quando sono acquistati con gli aiuti altrui e con la fortuna, o con le armi altrui, non si possono mantener se non con la virtù propria o con la fortuna, e questa serie è più incerta. Chi lentamente ascende, e prende il dominio su popoli stranieri, per essere nuovo e per non avere consuetudine presenta molte difficoltà. Perciò è da sapere che principati nuovi e particolari si conquistano per fortuna o per virtù, e gli uni e gli altri hanno il loro proprio destino.

I principati misti nascono quando un principe che già domina uno stato se ne aggiunge un altro; e qui bisogna considerare quanto quel nuovo stato somiglia a quello che si possiede; se la lingua, le leggi e i costumi sono diversi, allora la difficoltà è grande. Le ragioni principali sono tre: la prima, perché il principe che va ad acquisire un nuovo stato deve prima temere coloro che lo venerano per la virtù del precedente; la seconda, perché i vizi locali, e l'abitudine alle proprie leggi, rendono difficile l'unione; la terza, perché il principe nuovo non ha ancora stabilito suoi uomini ni sue istituzioni nel nuovo stato.

Quando si stabilisce il dominio sopra un popolo che ha sempre avuto libero governo, e si vuole ridurlo a soggezione, bisogna o distruggere la città, o andare ad abitarla, o lasciarvi le sue leggi e pagare tributi, ma fare si che non abbia forza militare. Perché se si lascia tutto come prima e si lascia loro la milizia, essi possono, se vogliono, ricostituire il loro stato e ricacciar via il conquistatore; e se si lascia solo da parte la forma del governo, ma si tolgono le armi, il popolo sarà più pacifico. E quando non si può o non si vuole occupare la città, si può con buone leggi e con giusti esempi tenere in soggezione; ma ciò richiede molto tempo e grande prudenza.

Un altro modo di acquistare nuovi principati è per concessione di altri, cioè quando un principe o un popolo dà il dominio a un altro: questi principati sono tenuti dalla fede del chi desta la concessione, e perciò sono meno sicuri. Perché chi ha il dominio per concessione è sempre subordinato alla volontà di chi glielo diede; e se questi diventa più potente o muta opinione, il principato sarà perduto. Perciò è meglio acquistare con virtù ed armi proprie che con il favore altrui, per quanto le congiunzioni e le fortune possano talvolta rendere ciò necessario.

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