Paradiso, Canto I

Dante Alighieri

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La gloria di colui che tutto move per l'universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove.

Nel ciel che più de la sua luce prende fu' io, e vidi cose che ridire né sa né può chi di lì sù discende;

perché meglio è quel che vi parve dire che ciò ch'i' ora posso mostrar: però che l'una lingua è quella che all'altra preme.

E quella umana schiera, che 'l mondo feo, che qui sua vita ancor segue, e si volge per terreno affetto e basse cose, vegge;

ma l'angelica alta corte giù volgendo mira, e volge gli occhi ove 'l dolce lume che move il sol, e quel che quei attinge, è segno.

Oh quanto poco dura, e quanto lume che 'n terra più si prende e poi si perde! Là si contempla il bene che perdura.

I' venni in su la buona riva, e fui cagion ch'io feci omai più lieta l'orme d'ogne mortal ch'al mondo posa e giù.

A quella parte dove il ciel s'informava in sì bel modo, ch'io vidi nel sembiante mirabil segno di sua caritate.