Tra le molte e varie piaghe che felicemente quivi erano cessate, tra le quali la più grave e inescusabile era quella dell'ignoranza, fu quella che più toccò i Fiorentini; acciocchè in ciò donde procedevano molte delle loro miserie e sconvenevolezze, rimanessero privati, ed essi potessero con libertà e sicurezza di studiarsi e di godere d'altrui cose, dare mano alle lettere e alle arti liberali, e con questo apportar molta decenza e onore alla loro patria.
Capiamone dunque perché questa novella, cioè di Ser Ciappelletto, è la prima della giornata prima; e perciò io la narro senza dilazionare. Egli fu mercante, e di mala fama, e oltremodo disonesto e scellerato; avea nome Ciappelletto, e fu uomo di Firenze, e per suo vituperio e per grazia sua entrerò subito nella materia.
Questo Ciappelletto, benché fosse di natura malvagia e di vita impura, era pur molto scaltro e sciolto di lingua, e avea avvezza al barare e al frodare; e perciò, dato che partisse dalla sua patria, era tenuto in gran stima da quei che lo conoscevano poco, e temuto da quelli che sapevano il suo modo di vivere.
Trovavasi egli un tempo in Borgognia con altri mercatanti Fiorentini, e per avventura si ammalò mortalmente. I suoi compagni, vedendolo a poco a poco venir meno e che la vita lo abbandonava, temettero non avesse lasciato la città senza un buon testimonio, e così, per dominar la cagione che potea insorgere in loro da ciò, chiamarono un sacerdote, benché non di quella città, per fargli le ultime confessioni e i sacramenti.
Il sacerdote, uomo di grande stima e di poca esperienza delle sue malvagità, fu attirato dal racconto che si gli fece della vita di Ciappelletto come di uomo pio e riverente; e, affaccendandosi, in diversi modi venne a vedere il malato. Questi, conoscendo la sua occasione, gli fece una confessione così contraria e menzognera, ch'egli ne rimase talmente attonito e pieno di buone affezioni, che rese al moribondo i sacramenti e lo comunico, e poscia, col pretesto che egli aveva detto cose che parevano trascorse in altro modo, cominciò a parlar bene di lui, e a mostrarsi di gran cordoglio per la sua morte.
I compagni, e gli altri cittadini Borgognoni, udita la confessione e avendo veduto i sacramenti darglisi, non dubitarono che quel che era uscito dalle sue labbra fosse la verità; e così, formando maggior venerazione e stima per lui, gli fecero funerali pomposi e solenni, e lo seppellirono con lodi e con onori come di santo.
Tornati i mercatanti Fiorentini nella loro patria, e sapendo quanto avea fatto il religioso e quanto avea confessato Ciappelletto, cominciarono a raccontare la sua virtù e santità. Presto fra la gente prese tal fede la storia, che si cominciò a raccontare come che fosse miracolosamente andato al cielo; e si pose tra coloro il nome di ser Ciappelletto come di uomo santo, e si cominciarono a domandare grazie ed a ricevere favori ante l'ousel di questa sua memoria.
Or questa novella fu così messa in giro e ritenuta, che molti d'essi, e non pochi forestieri, recavano al sepolcro e alla tomba di Ciappelletto preghiere e offerte; e tanti miracoli, come in questi casi sovente accade, si vollero attribuire a lui, che la sua fama si sparse per molte parti.
E quando la novella di ciò che era successo fu venuta a Firenze, si cominciò a favellare assai di come un uomo così scellerato e malvagio fosse stato ritenuto santo, e d'un medesimo gesto nascerono e si propagaron molte considerazioni e discorsi su la fragilità degli uomini, e su come le apparenze e le parole possano vincere la verità delle opere.