I promessi sposi: Capitolo VIII (Addio, monti)

Alessandro Manzoni

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Dietro il mesto addio di Lucia, che era come l'onda che si ritira quando il vento manca, dopo essersi tacitamente sostenuta pei primi passi, avendo preso il braccio di Agnese, e guardando con quegli occhi che dicevano più di quello che le parole osavano, si avviarono verso la carrozza. I promessi sposi, come si sa, avevano perduto la forza di parlare; e il silenzio, in quel momento, pareva loro un balsamo. Don Abbondio camminava più avanti, e guardava ogni tanto a destra e a sinistra, come a prendere una scorta d'animo; ma in ciascuno di quei cenni c'era più paura che coraggio.

La carrozza partì. Lucia si volse un'altra volta verso il paese, come per fissarvi l'ultimo sguardo. Vedendo il campanile, il portone della chiesa, e quei semplici tetti che le avevano sentite, sentì come un urto al cuore, e non poté fare a meno di coprirsi il viso con le mani. Agnese la consolava piano. Renzo, con lo sguardo fisso, pareva assorto in un sogno doloroso; eppure, ogni tanto, gli scoppiavano dal petto sospiri così lunghi e profondi, che parevano voler portar fuori l'anima.

Quando furono già a qualche distanza, Lucia proruppe in singhiozzi, e disse per la prima volta parole che si potevano udire: «Addio, monti sorgenti dalla pianura, e voi, rive del mio sereno fiume, e voi, vegeti campi dove passava la mia gioventù, addio per sempre!». Il suono di quelle parole, così semplici e sofferte, fece vibrare il cuore di tutti i presenti. Don Abbondio si nascose il volto nel mantello, come per proteggersi da un dolore che non poteva consolare.

Agnese, che pure aveva la sua parte d'angoscia, si raccolse intorno alla giovane con dolci parole, cercando di distrarla e di farle riprendere coraggio. «Non piangere così, figlia mia», le disse. «Dio sa quel ch'è meglio. Ricordati che la vita è un pellegrinaggio; e chi cammina con fede non può perdersi». Ma Lucia ascoltava appena. I suoi ricordi correvano, e le immagini del passato si presentavano davanti a lei una dopo l'altra con tanta vividezza, che ogni parola di conforto le pareva attaccata a un'altra vita.

Il carro si fermò alla locanda della posta, dove dovevano cambiare i cavalli. Renzo scese, e correndo intorno al carro guardò il paese ancora una volta; poi, con passo lento, salì di nuovo, e si mise al fianco di Lucia come per proteggerla. I viaggiatori si avviarono per la strada maestra che conduceva verso Milano; e il paesaggio, divenuto sempre più vasto e deserto, mise il cuore di Lucia in una specie di smarrimento. Ogni colpo di vento le sembrava portare via un ricordo; e, guardando i monti che si allontanavano, ripeteva: «Addio, monti, addio per sempre».

Queste parole, semplici e naturali, hanno commosso più cuori di molte riflessioni; e qui risiede il segreto della potenza di quel canto. Non era in esso filosofia studiata, né artificio d'eloquenza; ma era l'istinto puro della separazione, l'anelito dell'affetto che lascia le cose care. Ogni uomo che abbia sentito la tenerezza di una casa lasciata, può comprendere e condividere quel lamento.

Così procedettero, e la carrozza prese il largo della strada, con i loro cuori pieni di malinconia. Il paese, visto da lontano, parve loro piccolo come un giocattolo, eppure ogni cosa che vi era dentro sembrava ingigantita nel pensiero; i volti degli amici, i luoghi della loro infanzia, tutto appariva più caro e più santo. E Lucia, che non aveva parola per esprimere questo sentimento, restava a coprirsi il volto, e ogni tanto sporgendosi, guardava ancora e ancora, come se potesse imprimere nella memoria ogni dettaglio.

Renzo, dal canto suo, cercava d'incoraggiarla con qualche parola di speranza; ma le sue parole suonavano fioche. Egli stesso sentiva il peso dell'addio; e, sebbene fosse uomo risoluto, la vista di quelle case e di quei monti che si allontanavano gli tolse la forza. Pensava a come avrebbe mantenuto la promessa, a come avrebbe ricercato la moglie perduta, e il suo animo, tra la speranza e l'angoscia, oscillava come un albero nel vento.

Era una di quelle giornate che invitano a malinconia: il cielo era chiaro, ma l'aria aveva una dolcezza piena di mestizia; e i raggi del sole cadevano sui campi come un velame che rendeva ogni cosa più dolce e più triste. Lucia, appoggiata al braccio di Agnese, guardava i monti, e ripeteva ancora una volta quel saluto che pareva non avere fine: «Addio, monti; addio per sempre».