Queste parole uscïan sparse dalla bocca di quella persona, e io, che l'udiva, per lo dolor che venía dal profonno la man parlai così: «Maestro mio, che gente è quella a cui tutte l'altre danzi con tanto di pianto, e con tanto sconforto?»
Ed elli a me: «O tu che vai per via, ricco ne puoi veder, e ricco ancor di guai; ma prima mira questi che vien di là.»
E cominciai: «Poeta che mi guidi, vedi la gent'e là e dimmi chi sono.» Allor si volse e tosto ciò ch'ella fu data tra i due, che spesse volte poi mi fu di luce diviso l'un dal altro, e mi disse: «Vedi quella che piange, e quella che ride.»
E come pria ch'a lagrimar si muta la donna, e come pria ch'al riso esca si fé più mesta, e come pria ch'al nodo la lingua le si spezzò, tuttavia già incominciò: «Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottor.
Ma s'ella fu cagion di quel ch'ioelsa fa tanto piangere, e il mondo non l'anima. I' era a Rimini, e quella ch'a riveder ben m'era cara, e che per amor mi prese — ella mia casa ella avea quel nome — Francesca; ella qual tua giovinetta volta. Questi due d'un cor parlaron insieme, lohe il colpevole amor, e come in vano son le parole che a ragion si posson tenere.»
Né già m'accorsi di quando il credo fu che mi si serrò il petto; ma come io sentii la voce sua nel mio ascoltar, perde' la testa e 'l senno tutto e 'l modo, che 'l pianger mio divenne a lagrimar, poscia che sola voce in me rimase.
Ella a me: «Quanti son li dolci sensi che 'n me si tolser per chiamar Amore! Quel giorno vidi l'ardor che ci prese, che 'l primo bacio fu il principio del peccato. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno più non 'ncontra' nel nostro letto. Così parlando, giunsi a quel punto che 'l mio seno fu prono a quel martìre.»
E io, come a lui che vede il duolo estremo e tanto piange, e perciò ch'io vedo ch'ei sospira e piange, e m'avanzo un poco, chiedendo pietà, cominciai: «Miserella che 'n odio hai fatto tuo gran danno allor, chi ti mise in tanto affanno?»
Ma poi che lei avea le parole rotte per il dolor, e lagrimando così spesse volse lo viso al mio maestro e disse: «O frati miei, che già foste vivi e lieti, la vostra lingua dirà quel ch'io non posso; ma voi ch'udiste mai quel che a noi qui è sofferse, conoscete com'è dolce il dir d'amore.»