La Divina Commedia: Paradiso, Canto I

Dante Alighieri

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La gloria di colui che tutto move perea ne l'alto cielo, e in terra pace, buono accoglitor d'ogne creatura, per ch'io fui giunto fuori de l'umana trace alla prima luce, e feci sì la faccia a quel ch'avea luce, che 'l suo raggio fusse a veder tutto uom, e amante sia l'occhio che mira e 'l cor ch'al bene indagò. Io tacerò perché non tolgo a te di ciò ch'io vidi; e se le parole non torreno, l'anima non fia men lieta.

O forte e cara luce, che produci dal vivo lume a la mente mia, e arridi sovra colui ch'è l'altro e primo e tutto, fa' ch'io parli di quel ch'io vidi e senti con tal virtù, ch'a chi leggerà pasca il cuore e 'l petto e 'l viso e 'l tempo istesso!

Tu se' la mia virtù; fa' ch'in te sola mi fermi, e che la mia memoria poi non si dilati a cose vaneggianti. E tu, che per lo ciel vedi e giudichi cose di sopra a noi, fa' ch'al tuo vanto non sia tolto obbrobrio da la mia lingua.

Lo primo raggio di quel primo bene che tutto il mondo illumina e che regge la seconda luce, e 'l terzo ch'apparisce, vidi nel primo giro, ov'era il bene che gira per sé solo e in sé s'abbassa; e come appare, così parve santo.

O somma Luce che tanto ti levi sovra i beati, che 'n te vedon tutto, fa' ch'io non perda mai di te la vista mentre ch'alto bene in me si raccoglie; e se la lingua viene a dir ciò ch'io sento, dàmi grazia che la lingua non sia acerba.

Poi che la vista mia si fu rinnovata e fortificata, come suol darsi a chi per alti sospiri torna in pace, rivolsi il senno mio e guardai la donna ch'era già al mio parlar come guida e legge, e vedea gli occhi suoi più chiari far luogo.

Ella, che sapea che cosa era il mio stare, tramise il suo aspetto e sì mi disse: “Ora è verace quel ch'io t'ho mostrato; e vedi quel primo bene, ch'è 'l principio e il fine di tutte le cose; e qui s'acqueta ciascun disio e ciascun sapere umano.”