I promessi sposi. Capitolo VIII

Alessandro Manzoni

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Non è possibile, chiudendo un occhio alle assurdità che s'intrecciarono nel destino di quei personaggi, non vedere chiaramente lo scopo morale dell'autore, il quale, con calcolata serietà, dispone le circostanze sì da esaltar l'innocenza e punir l'iniquità. Ma qui non si deve giudicare col senno di poi; bisogna descrivere ciò che avvenne. Dopo il colloquio in casa di Don Abbondio, Renzo, avuta la strana conferma delle notizie che già aveva, non si seppe frenare: la sua volontà era come in tumulto, e appena la chiave della porta fu girata, egli uscì a precipizio per le calli, come chi abbia fuoco alle scarpe.

Anche Lucia, turbata e impaurita, come persona che sente di non poter più fare affidamento sopra la propria sicurezza, si rinchiuse nella sua stanza. La madre, meno ansiosa di piangere, più pronta a rassegnarsi e a misurare il pericolo col lume della prudenza domestica, cercò di calmar la figlia. Ma Lucia non si lasciava consolare: le parole della donna erano come acqua su pietra; i suoi sospiri, i suoi occhi fissi alla finestra, la mano sull'uscio, dicevano tutto quello che non si poteva esprimere.

Don Abbondio, intanto, correva di qui e di là con un'ansia che non era più paura sola di perdere il suo comodo, ma anche paura di ritrovarsi in mezzo a fatti che lo sovrastavano. Voleva rimediare al danno, voleva cercare qualche parola che potesse servire da stemperare l'ira; ma ogni nuovo pensiero lo gettava in maggiore confusione. E così, nel suo andare e venire, per quanto facesse, nulla otteneva che non fosse nuovo motivo di affanno.

La notte venne, e la quiete apparente del villaggio più che placare gli animi, dava loro tempo di meditare. Renzo, riunitosi ancora una volta colla madre e colle persone a lui care, cercava di raccogliere i frantumi delle speranze turbate. Voleva guardare avanti: ma l'avvenire non gli mostrava che una fosca distesa, senza sentieri. Lucia, da parte sua, si lasciava andare a quel pianto sommesso che è peggio degli urli, perché leva la voce all'anima sola.

E fu in quel silenzio che Lucia, chinando il capo e fissando il vuoto, lasciò scorrere i pensieri verso i monti che avea veduti tante volte e che ora doveva abbandonare. Ella ricordava le colline, i prati, i ruscelli; ricordava i giorni sereni e i giuochi infantili; e un singhiozzo più forte la prese, e le parole uscirono l'una sull'altra, come vengono quando l'anima non ha più custodia: 'Addio, monti sorgenti dall'acque, ed elevati al cielo; addio, campi; addio, balenisca mia pastura.'

Le note di questo commiato erano così semplici e sincere, che tutti intorno si tacquero per ascoltarla. La madre, con le mani giunte, asciugava colle sue dita le lacrime della figlia; Renzo, impallidito, pareva che avesse nelle vene un gelo nuovo. Non v'era alcuna esagerazione poetica in quelle parole: erano il grido spontaneo di chi perde la patria, e quel grido risvegliava in quelli che udivano ricordi e dolori analoghi.

Fu così che la famiglia restò tutta commossa, ognuno a modo suo. Si parlarono poche cose; e quelle poche pur tacendo, facevano capire molto di più di ciò che potessero dire molte frasi. Si pensava ai provvedimenti da prendere, alle persone che si dovevano avvertire, ai timori che si dovevano nascondere e alle forze che si dovevano raccogliere. Ma sopra ogni altra considerazione v'era quella del cuore, la quale, come un fuoco sotterraneo, ardeva e non si mostrava.

Il mattino seguente il paese pareva più grave. Qualche chiacchiericcio correva per le strade, e gli uomini facevano il loro ingresso nelle osterie con un aspetto diverso. Renzo, che molte volte aveva avuto la tendenza a lasciarsi trascinare dagli altri, ora prendeva maggiore fermezza; sentiva che non si doveva cedere al primo impeto, ma guardare all'avvenire con calma e prudenza. Lucia, pur tremando, si mostrava un poco più risoluta; ella leggeva nelle proprie lacrime una virtù nuova.

E così, fra molti dolori e molte incertezze, il giorno dell'addio si avvicinò. Gli amici più stretti e le poche persone cui si poteva confidare, vennero a porgere il loro caro saluto. Si fecero raccomandazioni, si inviarono raccomandazioni; e quando finalmente l'ora di partire bussi alla porta, tutti si sentirono come se una parte di loro stessi fosse strappata via. Così avviene sempre quando si lascia la propria terra: la forza dell'abitudine e dell'affetto supera ogni parola, e si manifesta nel silenzio del cuore.