Sempre caro mi fu quest'ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo; ove per poco il cor non si spaura.
E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l'eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: e il naufragar m'è dolce in questo mare.
Sempre serbai nel cor, Silvia, un desio: ei dicea che t'amo ancor, e l'anima mia di te si fea madre, e ogni cosa altra ch'io vedea prendea sembiante e forma e del tuo dolce aspetto altro non era.
O primavera di bellezza! o gioventù dell'anima mia! che per poco fosti, e già non sei più! Quanto sperai, e quanto amar volle, e quanto dissi che amassi! Quante fosche e liete imaginazioni mi fuggiron dal petto!
Erano i giorni della speranza; e 'l mondo era per me tutto un fiorito ormeggio. Tu m'apparivi, e parendo tu, tutte le cose apparivan nuove; il cor mio al suon della tua voce si rallegrava come all'alba.
Ma tu, Silvia, eri un fiore, e il fiore ha il suo tempo; e la vita tua passò come ombra leggera, e lasciò l'anima mia con desiderio e rimpianto pieni. Gli anni fuggirono, e con essi il tuo sorriso, e la tua voce è muta.
E forse ancor t'amo, e forse ancor m'è dolce ricordarti; ma altre speranze han preso il loco di quelle prime, e i sogni dell'età acerba son dissolti. E tu sei passata, e nulla resta che il rimorso d'un tempo ch'entro il petto agogna.
Così, tra la memoria e l'oblio, io rimango, e penso a quell'irrimediabil tempo, a quei richiami vani: e se talvolta un senso di pace mi assale, è come il lento morire d'un sogno che fu, e che più non ritorna.