Odi, forsi padre: non piangere; il pianto chieggon l’orme al cor che cosí si frange che par ch’ogne altra cosa attiri e scemi. D’uopo è ch’io taccia; e tosto tacendo, se potessi, inventerei parole che saran pianto, e come i primi pianti saria—ma non si può: che la parola non dice il pianto, e così tacendo sento ch’uscir vorrei quelle frasi e parole che vano, e che non possono, e ch’io le voglio.
Ove dormi? piccina mia, ove sei? Sovra qual fior riposa, come sogna? O figlio mio, tu sei morto; e intanto il giorno, il ciel, il suolo, tutto è un cader di rose ascoltanti, e tacite foglie. Quand’era vivo, e chiar di mezza estate, quando sul petto avvolgeva la tua mano lesse della sua calda man la mia, e giammai non senti’ il mio cor palpitare, ora se ne andò; e il mio dolore stesso non sa se vivo è, e come una freccia vaga gli trafigge e gli rima. Ah, come ora io penso al tuo perder, e come ti vedo soave, e come la tua piccola bocca ancor sorride, e come il tuo capo bello già posato sull’ombra e sul sonno!