Per chi ha diligentemente letto le altre cose mie, non sarà nuova la cagione per cui io mi soffermai a trattare in questo libro novelle diverse e piacevoli, né il modo e la maniera come le fo narrar dalla famigliola, che di novella in novella si diverte in molti piacevoli istanti; ma perché si è levata ora una certa controversia intorno al titolo di questo libro, e perché alcuni con leggerezza lo lodano, altri lo biasimano, e altri ancora gli danno quel nome, altri un altro, e così a lor giudizio lo spartiscono e lo stimano, io ho creduto bene di cominciare con qualche parola che mostri la cagione della mia operetta, e lo scopo, e la disposizione e la forma, acciò il lettore non si trovi a caso disgiunto dal mio pensiero, e sappia dove e come io ho cercato di piacere.
E come quella città, nella quale io nacqui, fu dell'andar di quelle cose così gravemente afflitta, che la maggior parte degli uomini, de' quali la consuetudine era d'essere di qualche ufficio e d'occupazioni pubbliche, stettero fermi, e fu grande affetto e comprensione di qualche persona che, non potendo studiare altro, cominciò a desiderare che si potesse avere qualche sollievo dallo spacio d'uno, e che la memoria degli uomini non fosse tutta cancellata dalle memorie de' dolorosi accidenti; e perché tutti que' modi e quelle parole che dalla lingua volgare erano usate per cantare o favoleggiare cose allegre, pareano offesevoli a chi in tanta pena viveva, eppur nelle famiglie delle persone più pietose e discrete si veggevano alcune allegrezze, e raccontansi da queste allegrezze certe novelle, le quali, percuotendo l'animi de' ascoltatori, pareano rinfrancare e riscaldare i loro sensi, e così a poco a poco più d'uno tornò il desiderio di farne memoria, e, ciò ch'è più, di raccogliere in somma molte e diverse favole che avessero in sé oggetto di dilettare e di consolare.
Dovevano dunque parere assai natural cosa, che uno, che notasse e rusticasse queste novelle, le volesse con ordine porre in qualche libro, se prima non fosse stato fatto, e mostrate e poste alla pubblica cognizione; e perché io non trovai altro che facesse questo ufficio, presi io stesso occasione, e, per quanto potei, con diligenza e con cura le composi e le mandai alla luca, non già per mettermi in fama ne' volgari scrittori, ma per quel poco che era mio intendere e piacere, e per piacere agli altri; e perciò mi parve conveniente di chiamar questo libro Decamerone, cioè dieci giorni, perchè così come dieci giovani, sette donne e tre uomini, si raguitarono insieme, e per distrarsi dal Cielo e dalla terribile piaga che la città avea, passarono dieci giorni a raccontarsi novelle, così io, volendo dar luogo e luogo a fatti alcuni, e volendo mostrar come si potessero ordinare novelle d'allegrezza e d'utile insieme, ho diviso il libro in dieci giornate.
Questo titolo dunque ho preso non già per ammirazione d'alcuno greco o latino, ma per la chiara e evidente cagione che ad ognuno si mostra, e perché così salda allegoria e concordanza si vede fra il numero de' giorni e il numero de' novelle, che così composta e ordinata l'opera parrà avere conveniente e bella forma; e se alcuno troverà nel mio libro cose non proprio secondo il bello, o l'onesto modo d'usar parole e detti, preghi quella benignità che li vuole giudicare a mitigare i suoi lamenti, e a vedere e a pesare il mio intento, e non gli apporti mala volontà.
Oltre ciò, perché molti, per mancare d'esperienza e per avarizia d'ingegno, non sanno giudicare diversamente che a modo loro, alcuni han voluto dare al mio libro nomi e qualità non mie, e l'hanno lor detto e ripetuto; ma io, avendo detto il vero e dichiarata la cagione e l'intenzione mia, non temo il giudizio de' maligni, e spero che gli amici lo prenderanno per ciò che esso vale. E così non cerco mio onore, ma solo che per amore della verità e per dilettazione degli huomini sia lodato e letto il mio lavoro.
E se qualcuno troverà novelle che sieno da mal pensare, o da male intendere, abbia presente che i tempi e le persone cambiano, e ciò che allora pareva appresso a certi spiriti allegro e conveniente, oggi potrebbe parere dissonante; e pur essendo cosa, a mio credere, buona e utile la memoria e l'arte di raccontare, io non vo' che il mio libro sia cagione d'induzione a viver male, anzi desidero e prego gli huomini che, leggendo, piglino quella parte che è ensin che possa dare diletto e insegnamento, e lasciino l'altra che potrebbe torcerli al mal pensare.
Dico ancora che, non per altra cagione che per quella già esposta, ho posto le novelle così come qui si leggono, senza mettervi altra allegazione, né altra morale; perché a ciascuno sia lasciato il giudicio suo, e il modo di prender piacere. E se alcuna cosa ho scritto non precisamente secondo l'uso e la decenza, perdonino quei savi che vogliono troppo esigere, e leggano il mio libro con amore e con pietà.