Il lampo

Giovanni Pascoli

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Non è forse l'altro giorno? — Tutto Il mondo è in pace, — mi pare che non ci sia un rumore, non che non ci sia un passo, — soltanto un brusìo di foglie, un lontanare di cose — e d'un tratto: un lampo! — Oh! — un lampo così vicino, così vivo, così improvviso, — che ha fatto la sala tutta — luminosa, come una luna; — e poi sparì; e tutto ritornò come prima. — V'era un odore di cose d'estate. — E gli angeli forse giocavano un poco?

Io pensai: — È la vita: — e rialzai gli occhi alla finestra, — e vidi il cielo. — Ma non era il cielo che io ricordassi. — Pareva di vetro; — un bel lampo opaco — che tagliava la notte; e dentro, come dentro di un acquario, nuotavano e s'inseguivano i fuochi; e una mano invisibile, sopra la volta, batté l'argento. — E il mio cuore ebbe paura — e s'arrestò; e quando riprese, mi parve d'essere un'altra volta bambino, e di aver veduta la fiamma nel cristallo. — Allora capii che la vita è un breve lampo, — che vivere è un battere le mani alla luce: — e sorrisi.

Ecco, ora non so come dire altro; — soltanto, quando la notte mi prende improvvisa e il sonno mi fugge, — io penso al lampo. — E sembra ch'io veda, in un istante, tutte le cose edificate — e disfatte; — e par che mi risplenda in volto una memoria grande, che mi dice: — Tutto è qui; — tutto è passato e tutto è presente; — e tu non devi temer né il poco né il molto, perché sei figlio di questa luce.»