Orlando Furioso

Ludovico Ariosto

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Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese io canto, che furo al tempo che passaro i Mori d'Africa il mare, e quei ch'avean regno tanto d'Aquilone, e di Gange e di Polentìa, quando si mise in fuga il re d'Aragona. Non sempre per forza, e spesso per inganno, né per fortuna, né per sfortuna molta,

ma per voler del ciel, che a lor disfisse le cose ebbe a porre, e gl'imperi loro subitamente rotte e scomposte in mille pezzi, e poi ritornate avi di viltà, e poi d'arme ripiene anch'esse. Questi son i fatti miei, e questi i casi che fo ramingo per questo vasto mondo; non son quel che fiso è in tutti li occhi,

ché troppo ben sapea già ciascun che fosse l'arme che andar per le terre vaneggiando: non per ricetto di fama, o per commercio di lode, che dal senno ha dedotto, ma per amore, per doglia e per disio che m'ha condotto ove 'l mio sentimento mi chiama, e ciò ch'è detto ò dirò, e ciò che dirò verrà narrato e provato.

Io canto il furor d'Orlando, io canto l'ira che fe'al campo d'armi orribil fatto, quando vide Angelica a lui negata da quel che l'ebbe e amò con tanto affetto. Ella fu il primo mover; e poi l'altrui piacere, e poi tradimento e poi guerra. Egli fu il primo a lasciare ogni legge, prima che 'l duol gli piegasse il buon senno.

Vedea ch'ella bella era, e che farsi amara gli convenia per virtù mesta; ma più gli dogliea la fede e la promessa che a lui già avea data, e che rompea or poco. Non fe' per lui l'affetto altar, né fu che l'amor gli desse pace, e gli ridonas le dolci pace; anzi fu cagion ch'altrui piacea più, e che 'l suo cor più empìa fosse.

Intanto ch'a giro girando va lo mondo il fato, e quante contrade e quante cose si muovono sotto il ciel varî, sospese son dell'umor che guida gli core a vario canto; e l'occhio de' compagni, e 'l parlar che al vento si perde, e 'l suon delle chiare armi, e 'l monte, e 'l piano, e 'l mar che romore, coronano l'opra e fanno il punto ultimo.

Ma guai a quei che in amore accendonsi per vani fiori, e per vane pompe alte; ché il cuore, che tanto adora il suo signor, più tosto cede a dolori che a gioie, e più tosto per virtù divien fiero. Così fu Orlando, e così furon anche altri di quei tempi: e tu che leggi, alquanto pensa a ciò che segue, e tien conto de' fatti.