Decameron — Giornata Prima, Introduzione

Giovanni Boccaccio

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Sì come la magnanimità delle donne è così grande presso gli scrittori del tempo di Grecia e di Roma, che se per loro natura e costituzione fosse dato loro di fare quello che que' vecchi e questi notissimi uomini hanno raccontato, bisognerebbe ancora ammirare e venerare le donne, e però diventerebbe loro mercede, se senza fallo e senza viltà avessero costantemente tenuto a ciò; e se invece alcuna femmina, per ciò che fu fatta di natura incontrollabile, non avesse potuto ributtare i desiderii, e per questa passione fosse stata fatta rea di vergogna, chi non avrebbe compassione di lei, che se gli uomini non avessero la vita in pari grado con quelle, sarebbe altro il loro biasimo?

Perciò, se alcuno de' miei lettori, per accidente o per malvagità d'alcuno, o per qualunque altra cagione, fosse venuto a conoscere qualche matera di quelle novelle, ed avesse deliberato di biasimarne le donne, mi pare che prima si debba bene osservare la condizione de' tempi, la infirmità della natura umana, e la varietà delle occasioni, onde spesso, e non per malizia, nascono i mali; e poi pensare ch'io non ho composto questo mio libro per istupidir la legge, o per dare suggezione, o per eccitare gli uomini all'adulterio, ma per intendere e per dilettare coloro che vogliono intendere e dilettare.

E però, con somma modestia e reverenza, a' miei lettori porgo questo libro, confessando che più per allegrezza e diletto d'alcuna buona compagnia, e per memoria del passato, e per esempio di quanto più utile serà, l'ho composto che per altro; e se alcuno troverà qualche cosa di cotesta materia messa da me in pena e rilassamento, che lo privi della buona fede; e se alcuno troverà ragione di biasimo, che la riponga in me, e non l'atro di quelle donne che, per necessità o per ignoranza, si diedero a' peccati.

La nostra lingua non è così perfetta e così recata che possa con ogni espressione render quel che in altri idiomi si dice meglio; e perciò alcune volte in questo mio lavoro troverete molte parole e modi di dire che non suonano tanto eleganti, come farebbero coloro che vogliono essere sottili in loro scritture; ma aveste presente la cagione, mi spererei che non mi neghereste il vostro favore, perché quanto ho potuto fare, ho fatto per piacere e per lasciar memoria degli avvenimenti, non per gloria mia.

Ora a quello che più mi importa, cioè di raccontare il caso e il tempo ch'ebbe cagione che dieci giovani fuggissero da Firenze alla villa, e vi si ritirassero a’ dì di peste che seguì in quella città, e come per quel tempo si fecero le novelle che qui si raccontano, io dirò brevemente, come per altro già l'ho fatto più lungamente in altro luogo, ma qui, per brevità, lo ridurrò a questo breve prologo.

In quella città di Firenze, come è noto a tutti, in tempo della gran pestilenza che vi fu, e che fu tanto lunga e tanto funesta, che fece in molta parte dimorare i cittadini nelle case e nelle chiese, e fe' molte cose disordinate, successe che in una torre, dove era una nobile famiglia, si raccolsero dieci giovinetti, sette donne e tre uomini; e quelli che videro che in quel tempo non conveniva rimanere in città, si risolsero d'andare in una villa non molto lontana da Firenze, e ivi passar i dì con allegrezza e diletto.

E perché ogni nuova cosa ha bisogno di qualche regola e qualche forma, per ordine e disciplina di quelle dieci persone, fu stabilito che ognuno per turno sarebbe stato re e conte della giornata sua, e ch'egli scegliesse una delle novelle che ognun de' compagni avrebbe raccontate in quel giorno, e così, ogni giorno, al suono di flauto e di canto, si farebbe la cena e la mensa con allegrezza, e con ciò che ciascuno avrebbe portato, e che alla fine di dieci giorni ciascuno si sarebbe arricchito di novelle e di buone imagini.

Perciò, essendo convenuti e messi d'accordo, ciascuno prese il suo ufficio, e fu scelto per re di quella prima giornata un giovane che era del numero; e cominciarono subito a parlare e a scherzare, e a dire novelle, così che la notte venne senza che alcuno si rattristasse, e così fu l'origine e il principio di tutte le novelle che qui si leggono.