Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori le cortesie, l'audaci imprese io canto, che furo al tempo che passaro i Mori da Africa il mare e vennero in Ispano; poi che Beltramo il gran re de' Romani fu morto, ed il regno a Carlo fu dato, che fe' gran pianti e piene di sospiri le famiglie, e molte genti travagliate.
Molti sospiri, molte lagrime, e molti dolci ricordi, e mollemente il core per poco peso invaso de' dolci affanni morì di quel che nacque a tanta horrore. A questo, e a quel, che già furon signori, più tosto mancò pur la spera del mondo, che non lor mancò reo furor d'ignomini che l'amor fea nascere e far profondo.
O donne, o gentil donne, o sue porfidi figlie, che fioriste in Italia e in Francia per voi, per voi mi sprono e mi risalimpi, ch'a dolci pensier più volte io mi lancia; ch'io canto Amore, e que' suoi regi atroci che spesso fan piangere e ridon gioia; non per voler mio, ma per voler d'altri che mi comandò ch'io pur mostrassi noia.
E voi, cavalier cortesi e valenti, v'io vo' cantando, e vo' dar parola a voi che per onor portate e per valor famosi, che fate onor di spade e d'armi e di cuori. E se saranno i versi miei leggieri o pesanti, o tropp'alti, o tropp'umili, chi legge, e chi giudica, sia benigno; ché tempo e loco danno a tutto simili.
Ma torniam al fatto; ché, se bene apparen le cagion mie, non è il caso ch'io tardi di dir ciò ch'a gran pianto e a gran parole ciò che seguì tra cavalier e dimarci. S'io potessi, e fosse a me dato, certo ch'io direi tutto, e il dir non mi sarebbe di lunga vita oscuro o poco aperto, ma bene chiaro, come al sole il giorno.
Or dunque ascoltate come al tempo antico fu fatto un giuramento da' cavalier, che Carlo il Re teneva in alta prova, per difender terra, onor, e sangue e fior. Fu fatto un torneo, e molte altre gare d'arme e d'ingegni; e molti strani atti videno gli occhi miei, e le membra stanche ne portar voglia di narrare i fatti.