I promessi sposi. Capitolo I

Alessandro Manzoni

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Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a restringersi, e a prender corso e figura di fiume tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che prima di quella restringevasi, mostra la massa e la struttura; e la villa e la chiesa, e i muri di cinta, e i campi, e le rive, e il paesaggio intiero, come dentro a un ampio emisfero, tutto pare scuoperto; e però l'occhio, che prima correva senza ostacolo, ora incontra la vista del paese limitata da questi monti; e par che la natura in quel punto si sia ridotta in una specie di cornice, per dare più rilievo alle cose che sono dentro.

Era il tempo che s'allegava la bestia, cioè l'animale con cui si tiravano i carretti, e si lavorava nei campi; e come per qualunque paese, così per quello si vedevano allora i contadini in visita agli uni e agli altri, ed era allegrezza e confusione insieme. Non avevano ancora pensato alle sventure che il futuro gli preparava; e la maggior parte non avrebbe voluto, se gliene avessero parlato, credere che egli potesse mai accadere nulla di grande; e non perché fossero sciocchi, ma perché la vita lenta e regolare, e il piccolo mondo a cui essi appartenevano, gli pareva una cosa stabile come le montagne che li circondavano.

In quel tempo la fronte del paese era fiancheggiata da una striscia di case attaccate le une alle altre, con i loro balconi e le loro imposte; e in mezzo stava la piazza, con la chiesa, il campanile e la fontana; e il pavimento era di ciottoli bianchi e neri, lucidi di frequente passaggi. Qui si vedevano donne, uomini e ragazzi, che lasciavano o prendevano notizie, e che discorrevano dei fatti di casa loro; e ciascuno aveva la sua storia, e la sua passione, e la sua speranza, e tutto ciò si mesceva con la vita pubblica come il colore nelle mani dell'artista.

Tra le case ve n'era una più modesta delle altre, con una porta piccola e il cortile che dava su di un orticello; e certo più d'una volta la porta s'aveva chiusa all'improvviso per timore di qualche prepotenza, e più d'una volta le finestre si erano spalancate per vedere e per udire. In quella casa abitavano due giovani, promessi l'uno all'altra; erano semplici, onesti e ignoranti quasi secondo l'uso del paese; e la loro sorte doveva ancora animare molte discussioni e molte lacrime.

La mattina di quel giorno stava soleggiata e calma, e un leggero vento di tramontana attraversava le colline; e gli abitanti, che si vedevano alla porta o sul balcone, parlavano con garbo e con lentezza come sempre, ma con un'attenzione, che non era solita; perché chiunque guardava il giovane e la giovane promessi, non tanto per curiosità, quanto per rispetto e per un segno di buon augurio. Essi erano ricercati dagli amici e dagli stranieri, e molti si domandavano come sarebbe stata la loro vita insieme.

Il giovanetto aveva il volto sereno, gli occhi vivaci e la parola pronta; la ragazza era un poco più abbassata, con le mani giunte e le guance rosse; ma non c'era in lei alcun segno di scontentezza o di timidezza smodata; anzi pareva che la sua modestia e la sua fermezza sedessero insieme in quella fisonomia. Essi conversavano con quei modi poveri e naturali che fanno andare al cuore più profondamente di ogni finezza.

Il più vecchio del paese, che sapeva le storie di tutti, passava spesso davanti a quella porta e fermavasi a fare domande; e spiegava la sua saggezza con esempi e con proverbi, come usano far coloro che hanno molte cose vissute e poche parole. Raccontava che in altri tempi simili promesse erano state onorate e difese, e che la superstizione e il diritto consuetudinario avevano regole per tutte le occasioni. Ma il mondo stava per cambiare, e quelle regole non bastavano a protegger li più indifesi.

Era anche vero che non mancavano persone di cattivo cuore, che avrebbero voluto approfittare di qualunque occasione; e queste erano sempre in agguato come ombre tra i vicoli. Spesso si vedevano passare figure losche, che guardavano con occhi da lupo i passanti e cercavano qualche vantaggio. Il timore di tali persone restava sempre come una nube leggera sul paese, e faceva sentire gli abitanti più protetti quando si trovavano insieme.

Così passava la giornata, tra piccoli lavori, discorsi e qualche festa; e la sera, quando si accendevano i lumi e si chiudevano le imposte, la casa dei promessi sposi restava nella calma e nella speranza. Nessuno avrebbe allora immaginato i travagli, le ingiustizie e le separazioni che la sorte aveva preparato loro; e se qualcuno ne avesse avuto presagio, lo avrebbe tenuto per sé, non volendo turbare la serenità che regnava allora in quel luogo.